10 Feb 2011

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Capitolo III

Come d’uso in quei tempi, in giornate consacrate al riposo e al Signor et Domineddio et tutti i Santi, andar per la bella stagione, nei loci perlopiù preposti ad altri usi, come raccoglier i frutti del sudor del contadino. Mai il desco venian spartito fra galantuomo padrone e lo zappatore o forsanco il possessor di contratto a mezzadria. Aven da sapere i miei illustri, bontà loro, lettori di codesta modesta prosa, che in altre pagine citato Salvatore Cinquemani, apparteva all’illustre stirpe di secoli padroni del contado e nella sua fattispecie il Cinquemani, ultimo erede della deprecata famiglia che si, facea nomea, che fosse siddetto cognome di origine plebea e che il primo, facea nome Giuseppe e come avesse in uso in altro tempo antico, – da noi qui riportato a testimonianza di verità giammai smentita da un Diploma del 10 settembre XVII- per volontà d’uso cangiato da Catalini e per sua invereconda ingordigia di possedimenta in, Cinquemani. L’intelletto dei speranzosi lettori e fin troppo fine chè io mi acconci a lungo a spiegar loro del cangio del cognome. Non faceva eccezione e alcunché scrupolo di continuare la mal usanza di trattar i villani buzzurri zotici garzoni e contadini facenti parte della medesima proprietà e senza por limite all’arroganza era d’uso comandar se mai nulla ceder in cambio. Il Giuseppe Catalani Cinquemani, aveva, in maniera non sempre rispettosa delle buone usanze del luogo, accresciuto il suo patrimonio e aveva contratto matrimonio con nobildonna che oltre alla bellezza di cui narrasi non facesse egual a nessun’altra del luogo né a distanza che possasi contare, detta Teresa Isabella dei Monti Palizzi Calvello Doria Siniscalco Ronsisvalle Talamnca Queralta. Salvatore Cinquemani non aveva avuto egual fortuna e, seppur ancora nel fior degl’anni sua, contratto matrimonio. Una contadinella, dalle guance rosate e dal personal in gran guisa di belle fattezze, frutto dell’opera di massaro Giovanni e ‘gna Maruzza faceva bella mostra delle sue fattezze, mentre accingevasi a preparar il meglio dei frutti rigogliosi,che il rampollo dei Catalani Cinquemani non potette sottrarsi ad osservala, traendone mai prima d’allora godimento dei sensi sì forte.
Pietro Ciccarelli

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