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	<title>Angela Allegria</title>
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	<description>Il potere logora chi non ce l&#039;ha</description>
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		<title>Shohah 22 anni commerciante</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 18:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se nell’immaginario comune il migrante arriva su un barcone vecchio e decrepito, facile ad affondare, su di un mezzo di fortuna affollato di uomini, donne e bambini, i “più fortunati” perché dopo tanti mesi, addirittura anni, arrivano vivi in Europa, la realtà dimostra che solo una piccola parte di questi giungono sulle nostre coste via mare. La maggior parte degli stranieri presenti sul nostro territorio, infatti, giungono in aereo.<br />
È arrivato in aereo anche Shohah, un gentile e sorridente ragazzo del Bangladesh.<br />
Shohah ha ventidue anni ed è venuto in Italia per lavorare. Infatti, un parente che ha un’attività commerciale dalle nostre parti, lo ha chiamato per farsi dare una mano e per permettergli di guadagnare qualcosa da mandare ai suoi familiari in Bangladesh, come avveniva agli inizi del secolo scorso ai nostri nonni che andavano in America per trovare fortuna.<br />
Adesso però la fortuna, come dicono loro, ce l’abbiamo noi in Italia, anche se c’è la crisi.<br />
“In Bangladesh c’è la fame” ci spiega con gli occhi che si velano di tristezza ma anche di malinconia.<br />
Shohah è arrivato a Modica poco più di due mesi fa e sa che ci dovrà rimanere fino al 2020, anno in cui potrà finalmente tornare a casa, rivedere i propri cari e costruire una famiglia propria.<br />
Tutto ciò che guadagna, tolto lo stretto necessario per “mangiare e dormire”, viene spedito interamente ai genitori e ai fratelli in Bangladesh. Egli, infatti, ha lasciato nel suo paese, oltre ai genitori, due sorelle con le rispettive famiglie e un fratello.<br />
“Cerco lavoro, ma soldi non ce ne sono” dice Shohah spiegando come gli affari in questo periodo siano fermi perché la gente compra sempre di meno. La crisi si fa sentire su tutti i fronti.<br />
Lo conferma anche il cugino che ormai da oltre dodici anni è in Italia e costata come le vendite in questo ultimo periodo siano scese di parecchio.<br />
Shohah ci dice che gli piace Modica, che riesce a trovare a poca distanza, a Ragusa, cibo indiano proveniente direttamente dall’Oriente tramite un importatore. In questo modo può conservare i valori della propria cultura.<br />
La diversità oltre che culturale è anche religiosa: Shohah è musulmano.<br />
Dopo le prime battute mi ha subito accettato come “sorella” nell’accezione che questo termine ha nella propria fede.<br />
A Modica i musulmani sono fortunati perché è presente un centro islamico, uno dei tre che esistono in Sicilia. Si tratta di un luogo, per lo più piccolo a Modica, nel quale i fedeli si riuniscono per la preghiera e per approfondire i testi sacri.<br />
Al momento nel centro islamico di Modica, situato vicino via Santa Elisabetta, si riuniscono solo gli uomini, coordinati nella preghiera da Abib.<br />
In realtà potrebbero andare anche le donne, ma ci viene spiegato che in questo caso si dovrebbe provvedere a creare una separazione per dividere gli uomini e le donne all’interno di quell’ambiente, come prevede il Corano.<br />
Auspichiamo che questo venga fatto al più presto, per permettere anche alle donne musulmane di pregare insieme nei cinque momenti della giornata, come fanno gli uomini.<br />
La storia di Shohah ci permette di aprire una piccola finestra su un mondo diverso che, in punta di piedi, ci raggiunge, che viene a bussare alle nostre porte.<br />
Sta a noi, occidentali, orientali, africani, americani, semplicemente uomini e donne, superare l’iniziale diffidenza che esiste da ambo le parti, andare oltre la paura, l’indifferenza o peggio ancora la compassione ed aprirci ad accettare le diversità che costituiscono la nostra forza, una grande ricchezza, il vero sale della vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Aprile 2012<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Diaz: il coraggio della ricerca della verità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 18:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ripercorrere i fatti avvenuti dentro la scuola Diaz di Genova, guardandoli più volte dai vari punti di vista, indagare le ragioni di una tale assurda violenza, rivivere una pagina della storia italiana non solamente per ricordare, ma anche per raccontarne i protagonisti (interpretati da Elio Germano, Jennifer Ulrich, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Ralph Amoussou Claudio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ripercorrere i fatti avvenuti dentro la scuola Diaz di Genova, guardandoli più volte dai vari punti di vista, indagare le ragioni di una tale assurda violenza, rivivere una pagina della storia italiana non solamente per ricordare, ma anche per raccontarne i protagonisti (interpretati da Elio Germano, Jennifer Ulrich, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Ralph Amoussou Claudio Santamaria), le loro storie, il loro essere gente comune, e soprattutto per dire come, a distanza di undici anni, sia andata a finire. Questo è ciò che Daniele Vicari ha dimostrato portando sul grande schermo una pagina dolorosa, angosciosa, una vergogna per l’Italia e per gli uomini di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una coproduzione italo-franco-rumena, un docufilm intriso di scene crude, violente, dove la cattiveria, l’esasperazione, la crudeltà, le provocazioni, sono rappresentate senza il filtro romanzato di una fiction. Da una bottiglia, da un “equivoco”, da uno sbaglio, da una pattuglia della polizia che, perdendo la retta via, si trova attaccata. Da lì inizia tutto, da lì chi comanda perde la testa e, facendo leva su misure di emergenza, straordinarie e in quanto tali capaci, se gestite male, di far succedere una carneficina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è accaduto ai 93 ragazzi ospitati alla Diaz e poi nella caserma di Bolzaneto pensavamo di conoscerlo, lo abbiamo appreso a più fasi: menzogne e mezze verità, falsità e tentativi di porre una giustificazione a ciò che non sarebbe mai dovuto accadere. Vicari fa un’analisi delle sentenze che sono intervenute sul fatto, delle testimonianze dei protagonisti, di ciò che è realmente accaduto, mostrando la violenza, il sangue, le manganellate, gli scempi, la mancanza di dignità, gli abusi di potere, le torture che si sono commesse nei giorni del G8 di Genova.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel luglio del 2001 che è diventato un incubo con il quale fare i conti ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Vittime e carnefici vedono le loro vite incrociarsi per lunghi, lunghissimi attimi. Un film abbastanza equilibrato, con i buoni ed i cattivi da entrambe le parti, realista ma anche simbolico, come il tunnel all’interno del quale entra l’autobus scortato dalla polizia che accompagna gli stranieri alla frontiera: un tunnel di cui non si vede la fine, ma che scorre come un fiume sotterraneo, coperto, portando con sé i traumi perpetui dei ragazzi, le verità nascoste, le responsabilità non individuate, il tutto in una assurda violenza umana che rende l’uomo più crudele di una bestia. A chi spettava evitare i fatti che sono accaduti? Forse a coloro che hanno autorizzato l’incursione alla Diaz? A coloro che manovravano dall’alto, per non fare “brutta figura” con i presidenti delle altre nazioni “civilizzate”? Agli uomini che avrebbero dovuto rappresentare lo Stato, uno stato di diritti, spesso uno stato estremamente garantista, ma che, grazie alle misure sull’emergenza, può perdere la testa come una qualunque donnetta? Ai giudici che hanno condannato solo una piccola parte dei colpevoli? Al legislatore che non ha previsto come reato le torture, illudendosi forse di essere in un Paese rispettoso dei diritti umani?</p>
<p style="text-align: justify;">Chi dovrà pagare i traumi di questi ragazzi? Chi ci può assicurare che uomini dello Stato non commettano ancora cose del genere visto che parte di loro sono ancora in servizio? Perché ancora oggi, a distanza di undici anni, si cerca in ogni modi di celare la verità sui fatti di Genova e Diaz, seppur è il film del momento, viene proiettato solo in alcune sale? Gli interrogativi sono tanti, ma necessari e voluti dal regista per spingere il pubblico a non dimenticare, a riflettere, a pretendere che sia detta la Verità.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben vedere è ciò che si vuole fare, basti guardare il sito del film (www.diazilfim.it), all’interno del quale, in alto c’è una sezione: “E tu, raccontaci la tua Genova”. Clikkandoci sopra il link rimanda ad un articolo del sito del Fatto Quotidiano: “La macelleria messicana diventa un film”. Hanno detto tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
24 aprile 2012<br />
In <strong><em><a href="http://www.girodivite.it">Girodivite</a></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Spunti di riflessione su “Il giallo e l’azzurro” di Gaetano Celestre</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 11:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il giallo e l’azzurro”, seconda opera di Gaetano Celestre, ripropone in una nuova luce elementi tipici dell’essere siciliano, ricostruisce il suo significato, con i propri usi e costumi, con la propria voglia di affrontare i problemi, con una romantica, passionale voglia di non fare, di rimandare. Già dalle prime pagine, ricche di descrizioni di odori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Il giallo e l’azzurro”, seconda opera di Gaetano Celestre, ripropone in una nuova luce elementi tipici dell’essere siciliano, ricostruisce il suo significato, con i propri usi e costumi, con la propria voglia di affrontare i problemi, con una romantica, passionale voglia di non fare, di rimandare.<br />
Già dalle prime pagine, ricche di descrizioni di odori e sensazioni di calura cocente, si intravede l’immagine della Sicilia, luogo di stasi, nel quale la stabilità delle cose è perenne e duratura, dove l’uomo rimanda al giorno dopo, quasi vittima di un paesaggio violento ed imponente, della crudeltà del clima, che lo annichilisce, come a richiamare il discorso fra il principe di Salina e Chevalley di Tomasi di Lampedusa.<br />
Il giallo di cui si occupano Piero Menardo e il suo assistente Carmelo Passatempo, la scomparsa dei gatti della signora Mariannina Callà, sottintende ad un altro delitto, quello del giornalista Salvatore Lestrigone, ucciso con la spada di un pescespada. Ma anche qui, si tratta di un <em>escamotage </em>usato dall’autore per mettere a fuoco la Sicilia e la mentalità dei suoi abitanti.<br />
Viene in mente il concetto sciasciano di “Sicilitudine”, intesa come solitudine della Sicilia come isola, ma anche come sicilianità, modo di pensare, atteggiamento, mentalità tipica degli abitanti di questa terra.<br />
La Sicilia è un fatto antropologico. Il siciliano è isolato non solo perché isolano, ma anche e soprattutto, perché è diffidente nei confronti dell’altro, perché è scettico.<br />
In Bufalino si parla di “Isolitudine” nel senso di un popolo isolano e solo, di una Sicilia appartata e chiusa su se stessa.<br />
In essa luce e buio sono entità contrapposte: la luce accecante del sole è oscurata dal lutto tenuto per anni dalla donne siciliane.<br />
Nel romanzo, la cui lingua nuova è formata da termini italiani ed idiomi siciliani ricordando Camilleri, Gaetano usa l’ironia, il sarcasmo, fa sorridere, come nella descrizione della vedova Callà, “figlia di grosse mangiate quotidiane a base di pasta alla norma e zucchine fritte. […] immaginabile solo associandola a una padella di olio bollente […] perché tutto in lei dava di frittura”.<br />
O in quella del dottor Astolfo Cavalieri, “un gran polemico, ma non lo era sempre stato”.<br />
“Perché era diventato polemico? Mah, forse perché non aveva realizzato i suoi sogni, forse perché aveva scoperto quanto l’autodeterminazione non contasse nulla dove nel migliore dei casi è un Ente Supremo e Infinito a dirigere il tutto, sempre poi che non ci sia di mezzo anche il Caso”.<br />
L’io narrante è estremamente presente in tutta l’opera, pronto a criticare il protagonista in ogni momento, ad interloquire e colloquiare con il lettore per spiegare, per renderlo partecipe delle sue intenzioni.<br />
Allo stesso modo, le discussioni fra Giorgino Cola e un altro personaggio di cui non si dice il nome, ma che viene identificato come uno con “una voce grossa e grassa”, pongono riflessioni sulla situazione umana, spiegando il contesto, ma ancora di più la mentalità del siciliano autentico.<br />
Il protagonista, Piero Meardo, è un antieroe, fa pensare al Tersite, scudiero di Ulisse, tanto bassa è la sua acutezza mentale, quanto la voglia di lavorare e di darsi da fare per svolgere un lavoro nuovo, che con lui e il suo fido aiutante che sonnecchia sempre, come ai tempi del liceo, non può prendere quota.<br />
D’altronde il sonnecchiare, anche se in misura minore, è caratteristica anche di Piero Menardo.<br />
La situazione descritta è sospesa, fluttante, contraddittoria, dilacerata fra realtà ed apparenza, grottesca, paradossale, pirandelliana proprio perché risponde alle inquietudini del nostro tempo.<br />
Tra le tematiche trattate vi è il lavoro, “<em>u travagghiu. </em>Ciò perché esso sottende uno sforzo sia fisico che mentale, psichico. Come un travaglio interiore, solo che è anche esteriore, tale e quale al travaglio delle donne incinte. […] Inutile pensare di venirne fuori, quello del lavoro è un tunnel…come quello della droga, e una volta entratovi non se ne esce più”.<br />
Si percepisce nel romanzo la visione che della Sicilia hanno i non siciliani. Questa terra, che va in prima pagina solo per i fatti di sangue: qui per l’omicidio del giornalista, in “Bagni achei” per la morte dell’alunno del Prof. Ariodante. Si tratta di una visione vera, pessimistica, proposta in chiave polemica, esasperata con i toni di chi ama la sua terra e vuole riscattarla ad ogni costo.<br />
Altro tema che viene fuori dalla lettura di queste 99 pagine è legato al monto fittizio, irreale della televisione all’interno della quale tutto è diventato un <em>talk show</em>, al di là di ogni sentimento e di ogni verità.<br />
Il mistero e l’inganno caratterizzano una verità che spesso è ostentata ma che scopre la sua falsa identità.<br />
La ricerca della verità è fondamentale per capire il presente, ma la sua ambizione viene delusa, come accade in “Bagni achei”, più volte richiamato in questo scritto.<br />
Non manca la ricostruzione, più o meno esplicita, dell’intreccio affari-politica-criminalità e la descrizione di chi sta al potere, anche nei gradini più bassi, perché, seppur considerata una “brava persona” tende a sistemare i figli “grazie alle sue conoscenze”.<br />
E poi l’omosessualità, il rapporto contorto con le forze armate, neppure nominate ma a cui si fa riferimento come “Quelli delle strisce rosse sui pantaloni”, l’immigrazione clandestina con i migranti tunisini sbarcati da un barcone che stava per affondare.<br />
Sullo sfondo abbiamo detto la Sicilia, ma più in particolare sta Scicli, la città di Gaetano, trasfigurata nel romanzo come una sorta di metonimia nella quale il torrente, ormai secco, è il palco sul quale si muovono i personaggi che escono fuori dalla sua penna.<br />
Una domanda sorge spontanea: cosa simboleggiano i due colori presenti nel titolo? Sta al lettore scoprirlo partendo da alcune indicazioni dell’autore: “Quello sterminato mare di bionda sterpaglia che cerca l’azzurro mare per far felici gli occhi di qualunque mortale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
21 aprile 2012<br />
In <strong><em><a href="http://www.agoravox.it/">AgoràVox</a></em></strong></p>
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		<title>“Sono solo ed è difficile farsi bastare i soldi per più mesi”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 12:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mi sono fatta io”. Così inizia la storia di Roberta, storia vera di una precaria dal nome di fantasia. Separata con due figli, Roberta lavora all’Asp di Ragusa come ausiliaria specializzata, o per meglio dire, lavorava. Infatti, da quando sono iniziate le esternalizzazioni, da quando l’appalto per le mansioni fino a poco tempo fa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Mi sono fatta io”. Così inizia la storia di Roberta, storia vera di una precaria dal nome di fantasia. Separata con due figli, Roberta lavora all’Asp di Ragusa come ausiliaria specializzata, o per meglio dire, lavorava.<br />
Infatti, da quando sono iniziate le esternalizzazioni, da quando l’appalto per le mansioni fino a poco tempo fa è stato dato alle varie ditte esterne, coloro che avevano l’incarico che ogni anno veniva rinnovato, sono rimasti fuori. Un incarico che prima era di quattro mesi a tempo pieno, ridotto poi a tre mesi part-time. Adesso, fra proposte, solleciti, sit-in e manifestazioni, sindacati, incontri a Palermo con il Presidente Lombardo e con l’Assessore alla Sanità Massimo Russo, a Ragusa con il Direttore Ettore Gilotta, si susseguono solo dubbi ed incertezze per il futuro ma anche riguardo al presente.<br />
Fra questi lavoratori, specializzati e con esperienza sul campo, c’è anche Roberta desiderosa, come i colleghi di un posso fisso.<br />
“Ho iniziato a lavorare come ausiliario specializzato nel 2002, tramite l’ufficio collocamento” ci racconta. Da allora un turno annuale, seguendo la graduatoria, permetteva a tutti di roteare e di “guadagnarsi il pane”.<br />
Roberta vive in affitto con i due figli, non può contare sul mantenimento dell’ex marito, ma non rinuncia alla sua dignità personale. “Le scelte personali si pagano ed io le ho pagate tutte”.<br />
“Sono da sola ed è difficile farsi bastare i soldi per più mesi. Con un po’ di economia si risparmiano i soldi per gli altri mesi, ma se c’è un imprevisto, una cosa che si rompe, non ci si arriva più” ci confessa.<br />
Anche i figli fanno sacrifici insieme alla loro mamma: entrambi sono stati costretti a rinunciare alle attività extrascolastiche, mentre il maggiore, assolto l’obbligo scolastico, ha deciso di andare a lavorare per aiutare la famiglia ed ha accettato un lavoro sottopagato, pur di contribuire alle spese.<br />
Roberta è consapevole di questi sacrifici, non solo personali, ma familiari e ne soffre, ma con un pizzico di orgoglio e gli occhi lucidi ci dice: “La parte più bella dell’uomo che ho amato è in mio figlio”.<br />
Ha una grande forza di volontà questa donna ancora giovane che convive da diversi anni con l’ansia di non arrivare a fine mese, ma che si sforza di arrotondare svolgendo più lavori anche perché non lavora più in ospedale dal 2009 perché, pur avvalendosi dell’art. 49, è rimasta fuori, non è stata più chiamata.<br />
In alcuni mesi dell’anno Roberta lavora come bracciante agricolo nella forestale, di giorno fa le pulizie da alcune signore “che mi hanno sempre considerato un essere umano”, fa l’assistenza notturna in ospedale, aiuta nei ricoveri, in passato, il sabato sera ha anche lavorato come lavapiatti in un ristorante.<br />
Lei si reputa fortunata, perché per alcuni periodi, lavora presso un Ipab ragusano, ma anche lì non si tratta di posto fisso e il lavoro non è garantito tutto l’anno. Senza contare quanto tempo passa prima che arrivano i pagamenti.<br />
E così, mentre Roberta si logora, non le rimane neppure molto tempo per vedere i figli: “Ci sono giorni in cui vedo i miei figli solo un’ora al giorno”.<br />
In questo modo, nonostante la stanchezza che comincia a farsi sentire in maniera sempre più puntuale ed insistente, ma che si può solo ignorare per andare avanti, non si può neppure pensare ad un giorno di malattia, figuriamoci ad un giorno di riposo.<br />
Roberta ha la faccia pulita, sa di non dover dire grazie a nessuno ed è orgogliosa di questo. È orgogliosa e piena di dignità, sa che deve continuare a lottare per lavorare e per garantire una certa sicurezza ai figli e a se stessa.<br />
“Ciò che mi fa rabbia non è il fatto che siamo precari, ciò che mi dà davvero fastidio è che i membri delle Istituzioni non vogliono vedere queste nostre situazioni. Siamo solo numeri per loro, non siamo persone, non siamo dei lavoratori specializzati. Nel cuore di queste persone noi non siamo nessuno”.<br />
Roberta spera in un posto fisso e per questo dal 2007 lotta insieme ai colleghi, i precari dell’Asp di cui più volte vi abbiamo parlato, per ribadire il suo diritto al lavoro: “Sono come gli altri colleghi, non possiamo fermarci, dobbiamo andare avanti per necessità”.<br />
E mentre Roberta si rimbocca le maniche e torna al suo lavoro ci saluta dicendo: “Ho imparato nella vita a prendermi tutte le uova che la gallina fa. Questo è diventato il mio modo di vivere”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Marzo 2012<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Il concorso eventuale nel delitto di associazione di tipo mafioso</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 09:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Art. 110 Cp]]></category>
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		<category><![CDATA[Sentenza Mannino]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenza Villecco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concorso eventuale in generale Si ha concorso di persone nel reato quando un soggetto si avvale, per proiettare la propria volontà criminosa nel mondo esterno, di una realizzazione comune alla condotta di un altro o più soggetti. Ciò indubbiamente comporta una cooperazione fra i soggetti, la quale può essere più o meno consapevole. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il concorso eventuale in generale</strong><br />
Si ha concorso di persone nel reato quando un soggetto si avvale, per proiettare la propria volontà criminosa nel mondo esterno, di una realizzazione comune alla condotta di un altro o più soggetti.<br />
Ciò indubbiamente comporta una cooperazione fra i soggetti, la quale può essere più o meno consapevole.<br />
Nel caso in cui si tratti di collaborazione consapevole è necessario distinguere se essa ha carattere occasionale, la quale, essendo limitata alla realizzazione di un singolo reato viene a costituire il c.d. concorso di persone (o partecipazione criminosa), ovvero il c.d. “vincolo stabile” tra più soggetti, il quale include un “programma criminoso” riferito ad un insieme indeterminato di fatti delittuosi, fondamento della partecipazione ad una associazione per delinquere, sia essa semplice ovvero di tipo mafioso.<br />
Si ritiene che il concorso di persone nel reato consta, secondo l’approccio tradizionale, di quattro elementi costitutivi: la pluralità di persone, la realizzazione di un fatto di reato (tentato o consumato), il contributo causale della condotta alla realizzazione del fatto tipico, la consapevolezza e volontà di contribuire causalmente alla realizzazione del fatto.<br />
Tralasciando il primo requisito, nel trattare del delitto associativo, il quale è scontato in quanto siamo in presenza di un reato a concorso necessario, possiamo passare direttamente al secondo elemento, cioè alla realizzazione, dal quale deriva che il fatto di reato, descritto da una norma incriminatrice di parte speciale, deve essere realizzato. Infatti prima che sia integrato, il comportamento atipico è penalmente irrilevante.<br />
Tale requisito è imposto dall’art. 115 c.p. il quale sancisce la non punibilità dell’accordo nell’ipotesi che il reato non sia stato commesso.<br />
Con riferimento al terzo requisito, cioè al contributo causale, si ritiene, sempre secondo l’impostazione tradizionale, che non vi può essere concorso di persone se la condotta atipica non ha esercitato un’influenza causale sul fatto concreto tipico realizzato da altri: in assenza di questo collegamento causale, la condotta tipica non reca infatti nessun contributo all’offesa al bene giuridico immanente al fatto principale.<br />
Con riguardo all’ultimo elemento, il quale riguarda il profilo soggettivo, bisogna distinguere, da un lato, la coscienza e volontà del fatto criminoso, il quale, quanto a contenuto, in nulla differisce dal dolo del reato monosoggettivo; e, dall’altro lato, un quid pluris rappresentato dalla volontà di concorrere con altri alla realizzazione di un fatto comune.<br />
Ma la rilevanza del contributo non può essere definita in generale “causale”, almeno secondo la nozione di causalità sostenuta ed accreditata presso i giuristi.<br />
Nell’analisi della condotta collettiva, infatti, il metodo funzionale e la teoria dei sistemi permettono di analizzare e cogliere in tutti i suoi aspetti la natura complessa del fenomeno in quanto, dal punto di vista funzionalistico, è possibile inglobare all’interno del concorso eventuale i contributi atipici che altrimenti, in base ad un’analisi causale, non potrebbero essere puniti perché estranei alla condotta partecipativa.<br />
Nei reati strutturati in forma monosoggettiva si può parlare di concorso di persone quando, insieme con il c.d. attore, sia presente anche un altro soggetto, il quale assume in questo modo la veste di partecipe.<br />
Nei reati necessariamente plurisoggettivi o a concorso necessario è necessaria la presenza di almeno un altro soggetto in aggiunta a quelli la cui condotta è già richiesta dalla struttura della norma incriminatrice di parte speciale.<br />
La questione relativa alla configurabilità del concorso esterno nei reati associativi forma attualmente oggetto di un ampio dibattito dottrinario e giurisprudenziale, nel quale assumono preminente rilievo due esigenze: da un lato, quella di applicare la sanzione penale esclusivamente in presenza di una adeguata giustificazione sostanziale e comunque nel rispetto dei principi di tassatività e necessaria determinatezza della fattispecie; dall&#8217;altro, quella di non lasciare impunite pericolose condotte di sostegno per l&#8217;organizzazione criminale, poste in essere da persone che non fanno parte della struttura associativa.<br />
L’applicazione della norma di parte generale sul concorso (ex art. 110 c.p.) svolge, infatti, una autonoma funzione incriminatrice rispetto a condotte di per sé prive dei connotati della partecipazione e quindi atipiche, le quali vengono ad acquistare rilevanza penale in quanto strumentalmente connesse al funzionamento dell’organizzazione criminale.<br />
Il problema della configurabilità e della portata applicativa del concorso esterno si pone in relazione ad ogni figura di reato associativo, e trova il suo presupposto nel verificarsi di fenomeni di infiltrazione e radicamento delle organizzazioni criminose in più vasti contesti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nozione di partecipazione al sodalizio criminale</strong><br />
La nozione di partecipazione evoca la caratteristica di stabilità della relazione personale di carattere funzionale all’organizzazione (Aleo). Relazione tale da giustificare un reciproco “affidamento”, dell’associazione nei confronti del singolo e viceversa, con riferimento alle reciproche prestazioni.<br />
Secondo l’indicazione che deriva dalla lettera della legge, è partecipe chi “fa parte” dell’associazione. Non basta pertanto la semplice adesione al programma o l’approvazione dell’operato del sodalizio criminoso, ma per essere considerato associato è necessario che la stessa, attraverso i suoi organi, accetti il soggetto come membro o comunque gli riconosca di fatto tale qualità.<br />
Le condotte di partecipazione sono caratterizzate sul piano dell’elemento soggettivo dall’affectio societatis, la quale comporta la coscienza del soggetto agente e la volontà di far parte del sodalizio criminoso, condividendone le sorti e gli scopi.<br />
Deve intendersi per condotta di partecipazione ad associazione di tipo mafioso la stabile permanenza del vincolo associativo tra gli autori – almeno in numero di tre – del reato allo scopo di realizzare una serie indeterminata di attività tipiche dell’associazione, mentre l’elemento soggettivo è rappresentato dal dolo specifico caratterizzato dalla cosciente volontà di partecipare a detta associazione con il fine di realizzarne il particolare programma e con la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad operare per l’attuazione del comune programma delinquenziale con qualsivoglia condotta idonea alla conservazione ovvero al rafforzamento della struttura associativa.<br />
La figura della partecipazione all’associazione di tipo mafioso è a forma libera, perché il legislatore non descrive in modo particolare la condotta tipica, enunciandone le note che valgono a caratterizzarla, ma si limita ad affermare che commette il reato “chiunque ne fa parte”. Ne deriva che la condotta di partecipazione, che può assumere forme e contenuto variabili, consiste, sul piano oggettivo, nel contributo offerto all’organizzazione, qualunque sia il ruolo che l’agente svolga nell’ambito associativo.<br />
Non è affatto necessario che il contributo alla vita dell’ente debba risolversi in una attività materiale; la partecipazione può ben esaurirsi in una condotta che si limiti a rafforzare l’elemento personale dell’ente criminale.<br />
La soglia minima di contributo partecipativo, in termini di mera disponibilità, è assai difficile da provare processualmente di per sè sola, salvo che in due casi: il giuramento di mafia e la confessione.<br />
Nel primo caso il soggetto, con un atto rivestito di una certa solennità e fornito di una forte valenza di impegno – si pensi alla solennità del giuramento di Cosa Nostra –, si è dichiarato disponibile per qualsiasi evenienza a favore dell’ente associativo mafioso, fornendo un contributo alla vita dell’ente tale da ampliarne le potenzialità operative e da costituire di per sé condotta di partecipazione (Essa costituisce una forma di disponibilità conclamata, una forma di contributo partecipativo ipotizzabile, a meno che, nel caso concreto, non emergano circostanze ulteriori tali da contrastare obiettivamente con una reale volontà del soggetto di contribuire alla vita dell’ente).<br />
Il secondo caso si verifica quando un soggetto confessi di essere membro del sodalizio mafioso e di avere messo a disposizione del medesimo le proprie energie, pur non avendo avuto ancora occasione di svolgere ancora alcuna mansione.<br />
Ma, al di là di queste due ipotesi, l’affectio societatis sarà per lo più dimostrabile non già in base a circostanze direttamente e astrattamente indicative di una volontà di affiliazione, ma perfacta concludentia.<br />
Tuttavia il contributo personale alla dimensione organizzativa può essere diverso, purché abbia, tuttavia, la connotazione della funzionalità, cioè della stabilità, ovvero permanenza degli effetti sulla dimensione organizzativa medesima, considerata in generale e realizzata attraverso il complesso dei comportamenti dei componenti della struttura organizzativa; nonché, dal punto di vista penalistico, la componente della relativa coscienza e volontà. È il caso del concorso eventuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le condotte soggettive qualificate: promotori, capi ed organizzatori</strong><br />
L’art. 416 bis c.p. differenzia la posizione di chi “fa parte” di un’associazione di tipo mafioso nel primo comma, da quella di coloro che “promuovono, dirigono od organizzano” l’associazione stessa, nel secondo comma.<br />
L’art. 416 bis c.p. non pone l’accento sul momento iniziale dell’associarsi, bensì sul fatto di essere inseriti (con o senza una posizione di preminenza) in un’istituzione criminosa, che viene colta nel suo concreto operare e nello svolgersi della sua esistenza.<br />
Si tratta di una differenza non meramente formale, che trova un riscontro assai significativo nel secondo comma dell’articolo stesso, il quale non prevede, come nel caso di associazione per delinquere (ex art. 416 c.p.), la figura del “costitutore” dell’associazione di tipo mafioso.<br />
Da ciò una parte della dottrina (Spagnolo) ha desunto che il legislatore abbia inteso sottolineare come la costituzione dell’associazione non sia sufficiente ad integrare il reato, non potendo il vincolo associativo essere dotato ab origine di una intrinseca capacità intimidatrice.<br />
Altra dottrina (Bertoni), invece, ha sostenuto che nella nuova fattispecie la previsione della condotta di “promozione” dell’associazione includerebbe anche il fatto di coloro che costituiscono l’associazione, essendo l’ipotesi una conseguenza necessaria del fatto di promuoverla. Di qui la superfluità di una previsione ad hoc per la condotta di costituzione.<br />
Le ipotesi di promozione, organizzazione e direzione dell’associazione contrassegnano altrettante forme qualificate di associazione. La considerazione di queste ipotesi come singole, autonome figure delittuose contraddirebbe, in linea di principio, la dimensione plurisoggettiva, a concorso necessario, delle previsioni associative, in concreto la funzione di unificazione, di sintesi delle stesse, di determinazione di responsabilità personale per il contributo all’esistenza ed all’attività di un’associazione criminosa considerata in generale. Si deve dunque considerare la previsione associativa come unica figura delittuosa plurisoggettiva con sanzioni distinte a seconda del ruolo personale nella struttura dell’associazione.<br />
Mentre ai semplici partecipanti è richiesto un contributo minimo e non insignificante alla vita dell’ente, per le condotte punibili di promotori, dirigenti ed organizzatori è richiesto un contributo “qualificato”.<br />
Per la maggior parte della dottrina per promozione si intende quella semplice attività di chi stabilisce il programma, raccoglie intorno ad esso le prime adesioni, prepara, in altri termini, la costituzione dell’associazione.<br />
Seguendo tale tipo di ragionamento appare imprecisa sia la definizione data da quella parte di dottrina, la quale afferma che è promotore di un’associazione “chi se ne fa iniziatore enunciandone il programma”, sia la definizione generica data da epoca remota dalla giurisprudenza, secondo la quale “promotore è colui che spiega un’attività caratterizzata dalla preminenza” e che svolge quindi “un ruolo di supremazia e direzione”.<br />
Se a livello teorico l’organizzatore ha necessariamente anche una posizione dirigenziale, almeno di livello intermedio, i capi hanno necessariamente funzioni organizzative e di coordinamento, mentre chi promuove un’associazione non può al tempo stesso avere un ruolo in qualche misura dirigenziale ed organizzativo, nella realtà dei fatti questi problemi di definizione hanno un’incidenza assai limitata in quanto l’attribuzione di una posizione individuale all’una o all’altra categoria non modifica la gravità della pena, purché rimanga ferma la fondamentale discriminante tra la semplice partecipazione da una parte e la partecipazione qualificata da un ruolo di significativa preminenza dall’altra.<br />
Intorno alla figura del promotore ci si interroga se tale fattispecie non integri eventualmente un reato di pericolo a consumazione anticipata, sì da essere addebitabile anche a chi abbia svolto attività di promozione senza riuscire a far acquisire al sodalizio quella potenzialità intimidatrice atta a renderlo “mafioso”.<br />
A tale interrogativo parte della dottrina (Spagnolo) risponde affermativamente, ritenendo che la formulazione dell’art. 416 bis c.p. sia tale da non richiedere espressamente, per la punibilità dei promotori, la già avvenuta costituzione dell’associazione.<br />
Un’altra parte della dottrina (Turone), invece, ritenendo, da un lato, presente nella lettera della legge l’effettiva costituzione dell’associazione e sostenendo, dall’altro lato, che l’attività del “promotore mancato” sia destinata a mantenere contorni giuridicamente indefinibili per ragioni analoghe a quelle che rendono non configurabile il tentativo di associazione di tipo mafioso, tende a collocarsi in maniera opposta alla precedente.<br />
A differenza dei promotori, le figure degli organizzatori e dei capi hanno rilievo con riferimento alle mafie storiche.<br />
La condotta di organizzazione richiede che si esercitino effettivamente ed in maniera durevole poteri decisionali relativi alla predisposizione di un idoneo apparato di persone e di mezzi e/o si stabiliscano regole dell’attività associativa che ne abbiano effettivamente aumentato l’efficienza.<br />
Ciò presuppone necessariamente la partecipazione.<br />
Si tratta di un contributo che deve essere propriamente diretto e qualitativamente idoneo a produrre stabilità attraverso strategie complessive rivolte ad assicurare l’efficienza, la persistenza e lo sviluppo dell’associazione.<br />
I capi o i dirigenti dell’associazione sono, invece, coloro che, partecipando all’associazione, esercitano continuamente funzioni di direzione ed in generale poteri autoritativi, diversi dalla mera gestione organizzativa, sull’intera associazione o su una parte di essa, purché quest’ultima sia di per sé autosufficiente in termini di identità lesiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Concorso eventuale e partecipazione: la sentenza Demitry</strong><br />
Sorge a questo punto una domanda: può rispondere per concorso eventuale chi non fa parte di una associazione di tipo mafioso ma comunque presta la sua attività per la realizzazione di uno o più reati, fornendo un contributo alla vita dell’ente, o è punibile solo chi è legato all’organizzazione da rapporti di stabilità?<br />
La questione, in altre parole, concerne la configuarbilità o meno del concorso esterno nel delitto associativo.<br />
Essa riguarda soprattutto il concorso materiale.<br />
Il concorso morale è, invece, generalmente ammesso senza difficoltà dalla dottrina e dalla giurisprudenza con riferimento all&#8217;associazione di tipo mafioso. Illuminante a tal proposito è l&#8217;esempio classico del padre, ex capomafia, che istiga il figlio ad entrare nell&#8217;organizzazione criminosa.<br />
Già  a partire dal 1969 vi era stata una pronuncia giurisprudenziale con riferimento al reato associativo previsto dall’art. 305 c.p. (cospirazione politica mediante associazione), la quale individuava nell&#8217;ingresso nell&#8217;associazione l&#8217;elemento discretivo tra la partecipazione ed il concorso esterno tramite l’adozione della coppia concettuale stabilità – occasionalità. Si tratta della sentenza Muther, nella quale si afferma che “l’appartenente alla associazione prevista dall&#8217;art. 305 c.p. è l’accolito del sodalizio, cioè colui che, conoscendone l&#8217;esistenza e gli scopi, vi aderisce e ne diviene con carattere di stabilità membro e parte attiva, rimanendo sempre al corrente dell&#8217;interna organizzazione, dei particolari e concreti progetti, del numero dei consoci, delle azioni effettivamente attuate o da attuarsi, sottoponendosi alla disciplina delle gerarchie ed al succedersi dei ruoli. La figura del concorrente, invece, è individuabile nell&#8217;attività di chi – pur non essendo membro del sodalizio, cioè non aderendo ad esso nella piena accettazione dell&#8217;organizzazione, dei mezzi e dei fini – contribuisce all&#8217;associazione mercé un apprezzabile e fattivo apporto personale, agevolandone l&#8217;affermarsi e facilitandone l&#8217;operare, conoscendone la esistenza e le finalità, ed avendo coscienza del nesso causale del suo contributo”.<br />
Nella successiva esperienza giurisprudenziale, il concorso esterno nel reato associativo ha trovato significative applicazioni in alcuni processi per il delitto di cui all’art. 306 c.p. (banda armata) relativi ad organizzazioni terroristiche di matrice politica.<br />
In questa prospettiva, la giurisprudenza di legittimità ha riconosciuto che le norme sul concorso eventuale di persone nel reato possono trovare applicazione rispetto al reato di partecipazione a banda armata, ed ha specificato che commette il delitto di concorso in banda armata, e non già quello di favoreggiamento, il difensore che svolge il ruolo di tramite fra i terroristi detenuti e quelli liberi, al fine di comunicare notizie utili all&#8217;esistenza della banda in quanto tale.<br />
Ma tali impostazioni, le quali distinguono la partecipazione dal concorso eventuale, non sono state condivise, con specifico riferimento all&#8217;ipotesi dell&#8217;associazione di tipo mafioso, da alcune pronunzie della Suprema Corte, le quali hanno definito la condotta partecipativa sulla base del paradigma del contributo dato all&#8217;illecito sodalizio.<br />
Tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 si può notare che se, da un canto, non accenna a tramontare quella giurisprudenza la quale, più in generale, per ritenere integrato il reato associativo si limita a richiedere l’affectio societatis scelerum, ossia un vincolo associativo e un programma indefinito di delitti, senza la necessità che venga accertata una vera e propria organizzazione con gerarchie interne e distribuzione specifica di cariche criminose, e tenendo comunque in conto che la prova di simili società, mancando ovviamente un atto costitutivo, può e deve essere desunta per facta concludentia; dall’altro canto, individuata come soglia minima di punibilità la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad operare per l’attuazione del comune programma delinquenziale, la Cassazione insiste nel richiedere per la configurabilità della partecipazione la volontà di par parte di essa recando così un contributo concreto al raggiungimento del programma associativo.<br />
Si tratta di requisiti a carattere psicologico i quali portano alla deduzione della partecipazione a partire dal coinvolgimento di un soggetto nei reati fine del sodalizio.<br />
Soltanto nel 1985 la Cassazione affronta specificamente il problema della definizione della condotta di partecipazione associativa in modo nuovo rispetto al passato, sottolineando il nucleo strutturale indispensabile per integrare la condotta punibile di tutti i reati di associazione, il quale non si riduce in un semplice accordo di volontà ma richiede un quid pluris che con esso deve saldarsi e che consiste, nel momento della costituzione dell’associazione, nella predisposizione di mezzi concretamente finalizzati alla commissione di delitti e, successivamente, da quel minimo di contributo effettivo richiesto dalla norma incriminatrice ed apportato dal singolo per la realizzazione degli scopi dell’associazione.<br />
Muovendo dal presupposto che la rilevanza penale di una condotta di partecipazione interna al reato associativo implichi necessariamente l&#8217;acquisizione del ruolo precostituito e formale di «associato», possono aprirsi vuoti di tutela in tutti i casi nei quali il soggetto che attua comportamenti vantaggiosi per l&#8217;associazione non sia estraneo ad essa: per colmare questi vuoti di tutela penale non rimane, di conseguenza, che ipotizzare un concorso eventuale esterno, ex art. 110 c.p., nel reato associativo.<br />
A metà degli anni Novanta le Sezioni Unite della Cassazione erano intervenute per risolvere il contrasto interpretativo creatosi sulla questione della configurabilità o meno del concorso eventuale nel delitto di associazione di stampo mafioso: è la sentenza Demitry.<br />
“È configurabile il concorso esterno nel reato di associazione di tipo mafioso per quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano – sia pure mediante un solo intervento – un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter perseguire i propri scopi (Nella specie, è stato ritenuto configurabile il concorso esterno rispetto alla condotta di un soggetto che ha svolto una attività di intermediazione tra un capo camorrista e un magistrato per influire sull’esito di un processo penale a carico del primo).<br />
Il concorso esterno così fa il suo ingresso nel nostro ordinamento pienamente legittimato dalle Sezioni Unite sia nella forma del concorso morale che materiale.<br />
Nel pronunciarsi in senso positivo, le Sezioni Unite avevano sottolineato la diversità di ruolo tra il partecipe all&#8217;associazione e il concorrente eventuale materiale: il primo è colui senza il cui apporto quotidiano, o comunque assiduo, l&#8217;associazione non raggiunge i suoi scopi o non li raggiunge con la dovuta speditezza; è, insomma, colui che agisce nella “fisiologia”, nella vita corrente quotidiana dell&#8217;associazione, mentre il secondo è, per definizione, colui che non vuol far parte dell&#8217;associazione e che l&#8217;associazione non chiama a far parte, ma al quale si rivolge sia per colmare vuoti temporanei in un determinato ruolo, sia, soprattutto, nel momento in cui la fisiologia dell&#8217;associazione entra in fibrillazione, attraversando una fase patologica che, per essere superata, richiede il contributo temporaneo, limitato anche ad un unico intervento, di un soggetto esterno.<br />
Secondo tale impostazione, l’affermazione giurisprudenziale in base alla quale la partecipazione esterna, che, ai sensi dell’art. 110 c.p., renderebbe responsabile colui che abbia prestato al sodalizio un proprio ed adeguato contributo con la consapevole volontà di operare perché lo stesso realizzasse i suoi scopi, si risolve in realtà nel fatto tipico della partecipazione, andrebbe letta come una forzatura della tipicità della condotta di partecipazione all’associazione, frutto di contingenti istanze di politica criminale.<br />
La condotta tipica consiste nel far parte dell’associazione, il che comporta che una condotta, per essere considerata aderente al tipo previsto dall’art. 416 bis c.p., deve rispecchiare un grado di compenetrazione del soggetto con l’organismo criminale tale da potersi sostenere che egli faccia parte di esso, vi sia stabilmente incardinato, con determinati, continui, compiti, anche per settori di competenza.<br />
Ora, se un soggetto avvantaggia l’associazione non realizzando una condotta avente queste caratteristiche, vuol dire che non è parte di essa, ma si limita a porre a disposizione di altri il proprio contributo il quale, proprio perché per definizione non è caratterizzato dalla stabilità, non può essere circoscritto nel tempo e che, comunque, deve consentire agli altri di continuare a dar vita alla condotta tipica, alla stabile permanenza del vincolo. Ne consegue che tale contributo atipico non è sovrapponibile alla condotta tipica del partecipe.<br />
La sovrapponibilità tra partecipazione e concorso esterno nell’associazione non regge, secondo le Sezioni Unite, neanche riguardando la questione sotto il profilo soggettivo, del contegno psicologico occorrente per la punibilità a titolo associativo.<br />
Dal punto di vista psicologico, infatti, il dolo specifico di chi fa parte di una organizzazione criminale e quello di chi da un contributo ad essa in qualità di concorrente esterno è diverso: il partecipe si muove con la volontà di entrare a far parte dell’organizzazione, di contribuire alla realizzazione degli scopi della stessa, il concorrente esterno no; egli presterà il suo contributo, ma con la consapevolezza di “essere fuori” dall’associazione.<br />
Inoltre i giudici delle Sezioni Unite hanno considerato la possibilità del dolo generico nei reati a dolo specifico, configurando l’ipotesi in cui il concorrente eventuale, pur cosciente del contributo offerto alla organizzazione, possa tuttavia disinteressarsi della strategia complessiva utilizzata da quest’ultima e dai fini perseguiti dalla stessa.<br />
Se da un lato le Sezioni Unite hanno per la prima volta ammesso la configurabilità del concorso materiale ex art. 110 c.p., dall’altro lato lo hanno fatto secondo uno spazio assai ristretto: lo spazio, appunto, della “patologia”, dell’emergenza nella vita dell’associazione, non lo spazio della “normalità”, occupabile da uno degli associati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sentenza Villecco</strong><br />
A riaprire le ostilità riguardanti il concorso eventuale interviene nel 2001 la VI Sezione della Suprema Corte con la Sentenza Villecco.<br />
Essa sottopone a vaglio critico l’intero apparato argomentativo nonché le conclusioni della sentenza Demitry del 5 ottobre 1994, in tal modo preparando il terreno per una nuova remissione della questione alle Sezioni Unite le quali, il 30 ottobre 2002, pur in assenza di un vero e proprio contrasto giurisprudenziale, si pronunceranno nel processo Carnevale in senso ancora una volta favorevole all’ammissibilità del concorso esterno.<br />
La sentenza Villecco presenta una particolare anomalia, non attribuibile alla VI Sezione. Infatti, tranne che nel Foro Italiano, la decisione è stata massimizzata nelle altre riviste specializzate in termini non corrispondenti al principio di diritto in realtà affermato dalla Corte, dal momento che si è fatto leva prevalentemente sulle censure mosse nella motivazione alla configurabilità del concorso nel reato associativo secondo l’impronta data alla questione dalle Sezioni Unite del 1994.<br />
La vera massima, quella appunto proposta dal Foro italiano, è la seguente: “La realizzazione di una condotta punibile ai sensi dell’art. 648 ter c.p., pur se aggravata dal fine di agevolare l’associazione mafiosa, non è di per sé sufficiente ad integrare in capo ad un soggetto non facente parte del sodalizio gli estremi del concorso esterno nel reato di cui all’art. 416 bis c.p., a meno che non si traduca in un intervento di sostegno all’organizzazione criminale tendente a farle superare una situazione di momentanea difficoltà, e sia comunque dimostrato che l’agente si sia avvalso della forza di intimidazione del vincolo associativo di tipo mafioso e dello stato di assoggettamento che ne deriva”.<br />
Secondo la ricostruzione della VI Sezione, l&#8217;elemento oggettivo del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso è costituito  dalla condotta di partecipazione, intesa come la stabile permanenza del vincolo associativo tra gli autori. L&#8217;elemento soggettivo, a sua volta, si incentra nel dolo specifico, nella cosciente volontà di partecipare all&#8217;associazione per delinquere con il fine di realizzare il particolare programma – che si realizza, nel concreto, attraverso sia condotte illecite, sia condotte di per sé lecite, ma penalmente perseguibili perché realizzate con le modalità descritte dall&#8217;articolo 416 bis c.p. – con la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad operare per l&#8217;attuazione delle comuni finalità delinquenziali con qualsivoglia condotta idonea alla conservazione ovvero al rafforzamento della struttura associativa. Il concorrente eventuale deve, dunque, agire con la “volontaria consapevolezza” che detta sua azione contribuisce alla ulteriore realizzazione degli scopi della societas sceleris; il che non differisce dagli elementi – soggettivo ed oggettivo – caratterizzanti la partecipazione e, quindi, il concorso necessario, attesa la natura di reato plurisoggettivo qualificante la fattispecie di cui all&#8217;articolo 416 bis c.p.; con la conseguenza che non è possibile ipotizzare la figura del concorrente eventuale, che, estraneo all’organismo criminoso, pur tuttavia concorre, con la sua condotta, alla realizzazione della fattispecie.<br />
Le Sezioni Unite argomentano, quindi, che l&#8217;elemento materiale del reato di cui all&#8217;articolo 416 bis c.p. è costituito dalla condotta di partecipazione ad associazioni di tipo mafioso e che per partecipazione deve intendersi la stabile permanenza del vincolo associativo tra gli autori. La condotta tipica consiste, dunque, nel far parte della associazione, il che importa che una condotta, per essere considerata aderente al tipo previsto dall&#8217;art. 416 bis, deve rispecchiare un grado di compenetrazione del soggetto con l&#8217;organismo criminale, tale da potersi sostenere che egli, appunto, faccia parte del sodalizio, vi sia stabilmente incardinato, con determinati, continui, compiti anche per settori di competenza.<br />
Se le Sezioni Unite del 1994 avevano definito il concorso esterno nell’ipotesi del contributo fornito nel caso di “fibrillazione”, nella sentenza Villecco si parla dell’eventualità in cui il soggetto estraneo all’organizzazione fornisca il suo contributo ad essa pur non sapendo di tale stato di “emergenza”.<br />
In essa, seppur a fatica, dato il carattere confusionario della sentenza in esame, da un lato, si conferma l’impianto concettuale ed argomentativo della precedente pronuncia e, dall’altro lato, si afferma che la fattispecie concettuale sussiste anche prescindendo dal verificarsi di una situazione di anomalia nella vita dell’associazione, con ciò abbandonando esplicitamente i parametri della “fibrillazione” e della “patologia”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sentenza Carnevale</strong><br />
La critica mossa dalla sentenza Villecco alla sentenza Demitry sembra aver spinto le Sezioni Unite del 2002 a cimentarsi in funzione correttiva stavolta sul versante dei requisiti soggettivi della condotta del concorrente esterno.<br />
“Assume la qualità di concorrente esterno nel reato di associazione di tipo mafioso la persona che, priva dell’affectio societatis e non essendo inserita nella struttura associativa dell’associazione, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, a carattere indifferentemente occasionale o continuativo, dotato di effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento dell’associazione.<br />
Quanto al profilo soggettivo, il concorrente esterno nel reato di associazione di tipo mafioso è tale quando, pur estraneo all’associazione, della quale non intende far parte, apporti un contributo che “sa” e “vuole” sia diretto alla realizzazione, magari anche parziale, del programma criminoso del sodalizio.”<br />
Sgomberato il campo da possibili equivoci provocati da una (ritenuta) falsa interpretazione della sentenza Demitry, la Corte si accosta a quello che ritiene il “vero problema”, la fissazione cioè della soglia, a partire dalla quale la prestazione dell’estraneo assume effettiva rilevanza causale in termini di conservazione o rafforzamento del sodalizio-matrice.<br />
Con tale sentenza la configurabilità del concorso esterno nei delitti associativi è stata ammessa in generale, con riferimento al contributo all’esistenza e all’attività dell’associazione, considerata in generale.<br />
La sentenza tenta una sorta di sintesi fra modello organizzatorio e modello causale, affermando, da un lato, che in base al tenore letterale dell’art. 416 bis c.p. deve intendersi che “fa parte” di questa chi si impegni a prestare un contributo alla vita del sodalizio, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano per realizzare i fini previsti, facendo così intendere di identificare, sul piano oggettivo, il nucleo di tipicità della fattispecie partecipativa nella manifestazione di impegno a contribuire alla vita del sodalizio; dall’altro lato, però, i giudici di legittimità precisano che una espressione come “far parte” non può che alludere ad una condotta che può assumere forme e contenuti diversi, variabili, così da delineare una tipica figura di reato a forma libera, consistendo in un contributo apprezzabile e concreto, sul piano causale, all’esistenza o al rafforzamento dell’associazione, e quindi, alla realizzazione dell’offesa tipica, inclinando verso una ricostruzione del reato incentrata sul contributo causale all’associazione, quale elemento indefettibile per il giudizio di tipicità sulla condotta punibile.<br />
Tuttavia, tale sentenza è ancora abbastanza legata al modello causale contraddicendolo allo stesso tempo. Infatti il singolo contributo – che si tratta appunto di definire – non può essere considerato in generale rilevante in quanto necessario ovvero sufficiente alla conservazione o al rafforzamento del sodalizio criminoso. Questo contributo rileva nei termini generali, piuttosto, della “utilità”, quindi della funzionalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sentenza Mannino</strong><br />
Con la sentenza Mannino le Sezioni Unite confermano il principio giurisprudenziale espresso nelle sentenze Demitry e Carnevale, secondo il quale anche per il delitto di associazione di tipo mafioso è configurabile il concorso esterno.<br />
La Corte distingue la figura del partecipe da quella del concorrente esterno. Essa, infatti, definisce partecipe colui il quale, risultando inserito stabilmente ed organicamente nella struttura organizzativa della associazione, non solo “è” ma “fa parte” nel senso che “prende parte” alla stessa. Tale locuzione è da intendersi non in senso statico, come mera acquisizione di uno status, bensì in senso dinamico e funzionalistico, con riferimento all’effettivo ruolo in cui si è immessi e ai compiti che si è vincolati a svolgere perché l’associazione raggiunga i suoi scopi, restando a disposizione per le attività organizzate dalla medesima.<br />
Definisce, invece, concorrente esterno il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione e privo dell’affectio societatis, fornisce tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, sempre che questo abbia un’effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento delle capacità operative dell’associazione e sia comunque diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima.<br />
La Corte ha inoltre specificato che non è sufficiente una valutazione ex ante del contributo, risolta in termini di mera probabilità di lesione del bene giuridico protetto, ma è necessario un apprezzamento ex post, in esito al quale sia dimostrata l’elevata credibilità razionale dell’ipotesi formulata in ordine alla reale efficacia condizionante della condotta atipica del concorrente.<br />
Siffatta operazione ermeneutica postula ovviamente che sussistano tutti i requisiti strutturali che caratterizzano il nucleo centrale significativo del concorso esterno, ovvero, da un lato, che siano realizzati, nella forma consumata o tentata, tutti gli elementi del fatto tipico di reato descritto dalla norma incriminatrice di parte speciale e che la condotta di concorso sia oggettivamente e soggettivamente collegata con quegli elementi, e, dall’altro lato, che il contributo atipico del concorrente esterno, di natura materiale o morale, diverso ma operante in sinergia con quello dei partecipi interni, abbia avuto una reale efficienza causale, sia stato condicio sine qua non per la concreta realizzazione del fatto criminoso collettivo e per la produzione dell’evento lesivo del bene giuridico protetto, il quale nella specie è costituito dall’integrità dell’ordine pubblico, violata dall’esistenza e dall’operatività del sodalizio e dal diffuso pericolo di attuazione di delitti-scopo del programma criminoso.<br />
La particolare struttura della fattispecie concorsuale comporta, quale essenziale requisito, che il dolo del concorrente esterno investa, nei momenti della rappresentazione e della volizione, sia tutti gli elementi essenziali della figura criminosa tipica sia il contributo causale recato dal proprio comportamento alla realizzazione del fatto concreto, con la consapevolezza e la volontà di interagire con le condotte altrui alla produzione dell’evento lesivo del medesimo reato. E sotto questo profilo, nei delitti associativi, si esige che il concorrente esterno, pur sprovvisto dell’affectio societatis, sia altresì consapevole dei metodi e dei fini dell’associazione e si renda compiutamente conto dell’efficacia causale della sua attività di sostegno, vantaggiosa per la conservazione o il rafforzamento dell’associazione.<br />
La condotta tipica rileva penalmente semplicemente perché prende parte all’offesa al bene giuridico realizzata dagli autori indicati nella fattispecie di reato: il soggetto esterno all’organizzazione concorre quindi non necessariamente ma solo eventualmente nel reato altrui.<br />
Non occorre che il concorrente utilizzi la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e di omertà che da quella deriva, che adoperi, in altri termini, il c.d. metodo mafioso; è sufficiente che sia cosciente e consapevole che tale metodo è adoperato dagli associati.<br />
Gli elementi del concorso nella associazione criminosa non corrispondono quindi a quelli tipici del reato base. In particolare manca nel concorrente la consapevole volontà di essere membro dell’associazione. Ciò comporta che il suo contributo non è essenziale, ma soltanto utile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni sul concorso eventuale</strong><br />
Nel corso di questo scritto ho cercato di sottolineare come la figura del concorso eventuale nel delitto di associazione di tipo mafioso sia stata in principio negata e in seguito accettata dalla giurisprudenza.<br />
Ma, se si può sostanzialmente ritenere che la giurisprudenza è ormai ferma nell’affermare la diversità fra partecipazione e concorso esterno, in dottrina ciò non si può dire con certezza in quanto esistono ancora numerose e diverse posizioni a riguardo.<br />
Per semplicità accennerò a due posizioni estreme: una contraria ed una favorevole all’ammissibilità dell’istituto del concorso esterno.<br />
Sul versante delle tesi contrarie all’applicazione dell’art. 110 c.p. alle fattispecie associative una parte della dottrina (Fiandaca-Musco), partendo dal presupposto che la rilevanza penale di una condotta di partecipazione interna al reato associativo implichi necessariamente l’acquisizione del ruolo precostituito e formale di “associato”, sostiene che possono aprirsi vuoti di tutela nel caso in cui qualcuno realizzi in modo stabile o sistematico comportamenti che ridondano a vantaggio dell’associazione.<br />
Per colmare tali vuoti di tutela non rimane che ipotizzare un concorso eventuale esterno, ex art. 110 c.p., nel reato associativo che di volta in volta viene in questione.<br />
Ma la configurabilità del concorso esterno risulta controversa in quanto, mentre sembra meno discutibile un concorso eventuale nella forma meno frequente di concorso morale, dubbia appare l’ammissibilità di un concorso esterno nei termini di un concorso materiale.<br />
Già sul piano dogmatico è difficile distinguere fra casi di partecipazione “interna” e casi di partecipazione “esterna” in quanto se la prima, secondo la definizione tradizionale, consiste in un qualsiasi contributo significativo all’esistenza o alla conservazione dell’organizzazione criminosa, allora ogni condotta del terzo estraneo, la quale si traduca in un contributo apprezzabile alla vita dell’associazione, finisce infatti necessariamente con l’integrare, nel contempo, gli estremi della partecipazione “interna” al reato associativo.<br />
Tale tesi afferma che, ai fini della configurabilità di una partecipazione “interna”, potranno essere punibili come associati anche soggetti “esterni” all’associazione criminosa, purché autori di comportamenti che obiettivamente l’avvantaggiano e purché sia presente il relativo elemento soggettivo di partecipazione.<br />
Secondo un’altra parte di dottrina (Aleo), il contributo all’associazione può non essere costitutivo della partecipazione, la quale evoca la caratteristica di stabilità della relazione personale di carattere funzionale dell’organizzazione, sia per la mancanza di stabilità della relazione, e quindi, della possibilità dei membri dell’associazione di farvi “affidamento”, da non poter essere considerato elemento organizzativo, sia per la diversità del dolo, inteso come tipo di interesse personale.<br />
È, infatti, criterio generale del concorso di persone nel reato la situazione secondo la quale il dolo del concorrente possa essere diverso da quello specifico costitutivo della figura delittuosa.<br />
Il concorso eventuale è costituito dal contributo dato alla dimensione generale organizzativa dell’associazione ed è privo del ruolo all’interno della stessa. Tale contributo, infatti, può essere costituito anche da una prestazione unica.<br />
Tale situazione si basa sulla funzionalità del contributo esterno che solo in termini appunto funzionali può essere inteso come rilevante, in quanto non costituisce condicio sine qua non della esistenza dell’associazione.<br />
In contrapposizione alla tesi causalistica di tipo binario il metodo funzionale viene a cogliere contributi “utili” anche se non essenziali, per compiere i quali il soggetto non abbia chiesto e/o non voglia chiedere l’affiliazione all’organizzazione criminale.<br />
Personalmente mi sento più vicina a questa ultima tesi in quanto capace di cogliere la realtà nella sua complessità. Essa, intendendo e valutando il contributo nei parametri dell’utilità fornita all’associazione, fa sì che non rimangano vuoti di tutela collegabili alla sola partecipazione all’organizzazione. In tal modo ritengo si possono distinguere più agevolmente le situazioni di partecipazione, favoreggiamento e concorso esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
29 marzo 2012<br />
In<a href="http://www.diritto.it"> <strong><em>Diritto&amp;Diritti</em></strong></a></p>
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		<title>La saga dei Minardo tra affari, scandali e petrolio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 11:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Angela Allegria Settembre 2011 In I quaderni de l&#8217;Ora]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Angela Allegria</strong><br />
Settembre 2011<br />
In<strong> <em>I quaderni de l&#8217;Ora</em></strong></p>
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		<title>1990: il killer del delitto di Balsorano è uno di Famiglia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 12:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Angela Allegria 16 gennaio 2012 In Di Più]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Angela Allegria</strong><br />
16 gennaio 2012<br />
In <strong><em>Di Più</em></strong></p>
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		<title>Si chiuda quel quadro elettrico</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 12:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che vedete nella foto è un pannello di fili elettrici, ammucchiati (e su questo non ci sarebbe nulla da dire), il solo problema è che questo pannello è aperto e si trova a facile portata di chicchessia. L’oggetto in questione è situato al terzo piano dell’Ospedale Maggiore di Modica, davanti alla porta per accedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quello che vedete nella foto è un pannello di fili elettrici, ammucchiati (e su questo non ci sarebbe nulla da dire), il solo problema è che questo pannello è aperto e si trova a facile portata di chicchessia.<br />
L’oggetto in questione è situato al terzo piano dell’Ospedale Maggiore di Modica, davanti alla porta per accedere al reparto di Ostetricia e Ginecologia. Facilmente visibile ad occhio nudo, senza bisogno di tanti sforzi, sta vicino al vecchio ascensore che dalla hall del nosocomio modicano conduce ai piani,  oppure salendo dalle scale per accedere al reparto.<br />
Lo sforzo per mettere in sicurezza il quadro elettrico sarebbe minimo: basta chiedere a chiave lo sportello e tutti possiamo dormire tranquilli, pazienti, dottori, personale sanitario e anche cittadini.<br />
Caro Direttore Bonomo, possibile che per segnalare ciò che non va nell’Ospedale da Lei diretto deve sempre arrivare “Il clandestino”?<br />
Per noi non è un problema darLe una mano, ma se provvede da solo, i cittadini di certo potranno sentirsi in mani sicure.<br />
E, nell’augurarLe un felice anno nuovo Le rinnoviamo il nostro invito: quando farà mettere in sicurezza ciò che puntualmente Le segnaliamo, ci può avvisare così lo comunichiamo anche ai nostri lettori, cittadini modicani e non solo?<br />
Grazie e ancora auguri!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Gennaio 2012<br />
In <em><strong>Il clandestino con permesso di soggiorno</strong></em></p>
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		<title>Esternalizzazione, ma quanto mi costi?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 12:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il termine esternalizzazione si intende l’esercizio di un’attività della Amministrazione pubblica ad opera di un soggetto terzo individuato, a vario titolo, dalla stessa Amministrazione titolare. Si usa tradizionalmente distinguere tra attività essenziali, a contenuto autoritativo che non possono essere esternalizzate, e attività di prestazioni di servizio che vengono abitualmente affidate tramite concessioni od appalti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con il termine esternalizzazione si intende l’esercizio di un’attività della Amministrazione pubblica ad opera di un soggetto terzo individuato, a vario titolo, dalla stessa Amministrazione titolare.<br />
Si usa tradizionalmente distinguere tra attività essenziali, a contenuto autoritativo che non possono essere esternalizzate, e attività di prestazioni di servizio che vengono abitualmente affidate tramite concessioni od appalti ai privati.<br />
Il SSN ha ereditato il modello pubblico di rete ospedaliera delineato nel 1968/1969 nel quale si lasciavano pochi spazi all’autonomia gestionale per garantire la continuità delle prestazioni e nel quale si imponeva che anche l’erogazione di tutti i servizi di supporto e strumentali all’assistenza sanitaria fosse gestita direttamente dall’Organizzazione ospedaliera, proprio perché pubblica.<br />
Ma già nel 1996 con la Circolare 2/1996 il Ministero della Sanità ha indicato come “possibili ed auspicabili” nuovi modelli di gestione, facendo riferimento a taluni servizi amministrativi, ma anche servizi diversi quali le biblioteche o gli stabulari, compresi alcuni servizi strettamente sanitari.<br />
Questo ha dato il vita ad innovazioni e sperimentazioni e nel 1999 la costituzione di società miste a capitale pubblico e privato nelle quali la scelta del privato avveniva tramite evidenza pubblica.<br />
In Sicilia la l. 5/2009, nata con lo scopo di “rendere compatibile l&#8217;equilibrio economico del SSregionale con il mantenimento e la riqualificazione dell&#8217;offerta  assistenziale complessiva  al  fine  di   garantire   il   diritto   all&#8217;erogazione appropriata ed uniforme dei Livelli essenziali di assistenza”, all’art. 21 sancisce il divieto di esternalizzazioni di funzioni con lo scopo evidente di evitare un abuso di tale strumento in presenza di adeguate risorse umane interne all’organizzazione aziendale.<br />
Nel 2 comma si precisa che il ruolo dell’Assessorato sia relagato ad un controllo successivo in merito alla gestione che, in base al modello aziendalistico adottato, spetta ai direttori generali.<br />
Anche all’Asp di Ragusa si stanno esternalizzando il servizio di pulizia e di barellamento,  le manutenzioni, il trasporto, la biancheria.<br />
Il servizio di pulizia e sanificazione è stato affidato alla Poliservice Srl, con sede a Catania, operante dal 1988. Essa ha un capitale sociale di 10.300 euro, divisi fra Messina Domenico (9.812,68 euro) e Lo Iacono Vincenza (516,46).<br />
La Poliservice svolge diverse attività fra le quali spiccano i servizi di pulizia, i lavori di costruzione, muratura, pittura, idraulica, elettricità, climatizzazione e manutenzione, servizi di facchinaggio, giardinaggio, disinfestazione, derattizzazione, espurgo pozzi neri, servizi ecologici e di igiene ambientale. A questi si affiancano anche servizi di trasporto valori, scorte, la realizzazione, sviluppo, organizzazione e distribuzione di concorsi e/o giochi, la pubblicità, attività di stampa con tanto di pubblicazione e/o distribuzione di un giornale, la raccolta, il trasporto e la distribuzione di pacchi.<br />
Alla Poliservice, amministrata da Iolanda Giuliano, è stato conferito a partire dal 21/2/11 il servizio ausiliario presso l’Ospedale Maria Paternò Arezzo, in quanto già aggiudicataria del servizio di pulizia e sanificazione. Tale attività coinvolge i servizi di barellamento, trasferimento salme, consegna e ritiro di campioni da analizzare, farmaci e documenti, pulizie urgenti, consegna del vitto ed altre urgenze.<br />
Analoghe funzioni sono svolte presso l’Ospedale Maggiore di Modica dalla Oscar Brill arl, anch’essa con sede a Catania, rappresentata da Massimo Zappalà. Essa ha interessi nel palermitano sempre legati all’ambito sanitario.<br />
A Modica e Vittoria l’affidamento per la manutenzione è affidato alla Sirimed srl con sede a Tremestieri Etneo, la quale agisce per interventi (questi prima erano svolti dall’Ufficio tecnico, adesso sono affidati alla ditta che viene pagata ad intervento, con evidente aumento di spesa).<br />
La Sirimed ha un capitale sociale di 10.329 euro, divisi fra Rifici Giuseppe (9.813 euro) e Taccia Giuseppina (516). Essa si occupa di manutenzioni, in particolare di servizi di ingegneria clinica, sistemi informatici, telemedicina e teleassistenza, corsi di formazione, servizi per la gestione integrata tecnica delle apparecchiature biomediche ed informatiche, nonché di attività di import-export e di verifiche e controlli di impianti radioattivi.<br />
Opera in provincia anche la Medi Care, cooperativa a mutualità prevalente, la quale, costituita nel 1986, inizia nel 1991 con progetti di immissione nel mondo del lavoro di disabili, per poi organizzare nel 1995 corsi di formazione professionale e di aggiornamento, nel 2009 gestire poliambulatori di medicina specialistica e del lavoro, assistenza domiciliare integrata anche ai minori e ai malati terminali, comprese le attività di trasporto ed aumentando le proprie unità locali dalla sede di Ragusa a Giarratana, Comiso (presso l’ex base Nato) e Santa Croce Camerina. Ad essa, in ambito ospedaliero, sono appaltati i servizi di trasporto dei malati.<br />
In tale contesto non bisogna dimenticare la Tutonet srl, servizio di lavanderia industriale di Ragusa, alla quale è affidata il servizio di biancheria.<br />
L’aumento di spesa, preso dall’Asp con la voce “Beni e servizi”, il fatto che le ditte vanno progressivamente a svolgere i compiti dei precari, i dubbi circa la salute e la cura dei malati fanno sorgere parecchi dubbi, soprattutto quando con la delibera n. 1769 del 4/11/11 l’Asp allarga l’appalto alla Poliservice.<br />
Dubbi esplicitati da Angelo Tabbì (FP-CGIL): “Quali benefici ne trae l’azienda, considerato che il costo che sosterebbe con la convenzione alla Multiservizi è inferiore? È coerente con quanto previsto dall’art. 21 della legge 5/2009? Siamo convinti di no, considerato che l’ASP ricorre ad un gioco di parole trasformando il barella mento in accompagnamento, così da far capire che nessun paziente viene assistito durante tale atto, togliendo le responsabilità che ne derivano alla ditta fornitrice della prestazione. Fra le altre cose, la ditta in questione è accreditata a fornire attività con caratteristiche di tipo assistenziale e pertanto sanitarie? Chi risponderebbe dei possibili ed eventuali danni ai pazienti ,che tale attività comporta? L’Asp, la ditta, oppure  i lavoratori in persona? Inoltre, che fine farebbe il personale ausiliario di ruolo, visto le norme contenute nel decreto del collegato al lavoro?”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Gennaio 2012<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Ciao Antonio, ciao guerriero di luce!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Battagliero, cocciuto e tenace, ma anche sorridente, di compagnia e scherzoso, queste le caratteristiche di Antonio Giannone, conosciuto da tutti a Modica per le sue battaglie e per la sua voglia di non arrendersi. Antonio aveva compiuto da poco 35 anni ed era affetto dalla Atassia di Friederich, una malattia rara e degenerativa che, impedendogli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Battagliero, cocciuto e tenace, ma anche sorridente, di compagnia e scherzoso, queste le caratteristiche di Antonio Giannone, conosciuto da tutti a Modica per le sue battaglie e per la sua voglia di non arrendersi.<br />
Antonio aveva compiuto da poco 35 anni ed era affetto dalla Atassia di Friederich, una malattia rara e degenerativa che, impedendogli il movimento degli arti inferiori, lo costringeva su una carrozzina.<br />
Aveva tanta voglia di vivere Antonio e una sua filosofia di vivere che un giorno in una intervista mi aveva così sintetizzato: “Siccome la vita è un dono del Signore, come tale bisogna viverla appieno, andare avanti e mai arrendersi e il miglior modo per non lamentarsi è quello di guardare sempre indietro a coloro che stanno peggio”.<br />
Non arrendendosi innanzi all’indifferenza delle Istituzioni le quali, per incuria o per semplice dimenticanza, spesso dimenticano di predisporre gli strumenti atti alla deambulazione, ma anche alla cura e alle necessità basilari di un individuo disabile, Antonio ha più volte protestato, estendendo il suo grido a livello nazionale.<br />
Infatti, nel 2003 è stato ospite a “Buona Domenica”, trasmissione all’interno della quale ha fatto sentire la sua voce per ribadire il suo diritto al lavoro, che dà dignità alla persona, e che spesso viene negato per circostanze che nulla hanno a che vedere con la realizzazione psicofisica dell’individuo, sia esso “normodotato” o disabile.<br />
Ancora, ha fatto venire a Modica “Striscia La Notizia” per denunciare la carenza delle barriere architettoniche in città.<br />
Se oggi i disabili possono usufruire di un ascensore per recarsi dal Sindaco o altri uffici siti al primo piano di Palazzo San Domenico, il merito è da dare ad Antonio e alla sua tenacia, alla sua capacità di lottare e di non arrendersi innanzi ai tanti “NO”.<br />
Anche quando ha partecipato al progetto di vigile urbano in carrozzina, progetto pilota, volto al rispetto del parcheggio dei disabili e al controllo dell’esistenza e della effettiva efficienza delle barriere architettoniche, innanzi alla delegittimazione del ruolo, affermata dalla impossibilità di procedere all’emissione di multe, ma solo con le segnalazioni, Antonio ha prima denunciato il fatto, poi si è dimesso.<br />
Vinta la battaglia contro l’Asp di Ragusa con l’assegnazione di un fisioterapista e di un logopedista, si era interessato, anche a mezzo di interviste ed articoli, affinché la sua famiglia, i genitori anziani ed i fratelli, potessero alleggerire il loro fardello che dignitosamente e con molto amore hanno sempre condotto.<br />
Antonio, con la sua grande voglia di vivere, pensava sempre al futuro e in nome di questo chiedeva che gli fosse assicurata un’assistenza adeguata alla sua condizione che non poteva permettersi visto che percepiva una pensione minima.<br />
Determinato, intraprendente, viaggiava spesso sia per controlli riguardante la sua salute, sia per pellegrinaggi, sia per semplice divertimento.<br />
Collegato in rete con gli altri disabili in Italia e all’estero, così da essere sempre aggiornato sulle misure intraprese dalle Istituzioni e dalle Amministrazioni locali in riferimento a questa problematica comune. Il suo sogno che era anche il suo rammarico stava nel volere la coesione fra i disabili, perché se ognuno pensa solo a se stesso, se non si fa rete, se non si sta tutti insieme si è più deboli, non si ha la forza che insieme si può avere, la potenza per vedere rispettati ed attuati i propri diritti.<br />
Antonio amava molto i bambini, quando li vedeva i suoi occhi si illuminavano felici. Gli piaceva dialogare, scherzare con gli amici, ma anche conoscere persone nuove. Con la webcam si teneva in contatto con tutti.<br />
La stessa sorte è toccata cinque anni fa a suo fratello Angelo, affetto dalla stessa malattia.<br />
Angelo amava la radio, per tanto tempo ha lavorato a Rtm, fin quando ha avuto problemi di deambulazione, costretto anche lui su una carrozzina, ma anche su di essa usciva, andava a parlare con le persone, le incontrava, giocava con i bambini che adorava.<br />
Con Angelo e altri amici Antonio trascorreva le serate più divertenti a giocare a scopone scientifico, a guardare film, semplicemente a ridere, perché, nonostante la vita li avesse inchiodati a quella condizione, entrambi amavano più sorridere che piangersi addosso.<br />
Caro Antonio, adesso sei in un luogo dove non c’è sofferenza, dove ogni cosa ti appare chiara. Adesso sei vicino ad Angelo e a quella Madonnina che tenevi sul desktop del tuo computer, ora sorridi con Lei.<br />
La tua anima che si espande è vicina a Dio, ma anche ogni attimo a chi ti ha voluto bene in questi anni e continuerà a volertene.<br />
Ciao Antonio, rivolgi il tuo sorriso a chi ti ha amato, a chi ti è stato vicino, a chi adesso piange per la tua mancanza fisica, ma non spirituale, certi di rincontrarti un giorno in Paradiso!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Dicembre 2011<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>La sindrome di Munchausen: il dramma del malato immaginario</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Effettivo o immaginario che sia, chi è colpito da questa sindrome sta male, spesso fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, per le cause più frequenti. In ogni caso chi è soggetto a quella che in termini clinici viene definita come sindrome di Munchausen, spesso una donna, vuole richiamare l’attenzione di chi ha intorno provocando malattie. Viene un po’ da pensare al malato immaginario di Molière, ma spesso la realtà supera la fantasia e per questi soggetti è davvero dura guarirne.<br />
Di cosa si tratta in specifico ce lo spiega la Dott.ssa Giuseppina Colangeli, psicologa e psicoterapeuta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dott.ssa che cosa è la sindrome di Munchausen e come si manifesta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con il termine  sindrome di Munchausen si intende una patologia apparente provocata volontariamente dal paziente stesso, il quale produce segni clinici simili ad altre malattie. I sintomi sono fittizi e spesso sono sintomi fisici o psichici che vengono prodotti dalla persona al fine  di assumere il ruolo di malato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi ne è colpito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In prevalenza si riscontra la patologia nel sesso femminile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che analogie e che differenze ci sono con la sindrome di Munchausen per procura?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sindrome di Munchausen per procura non si differenzia  dalla sindrome di Munchausen per quanto riguarda i sintomi. La sindrome di Munchausen per procura viene considerata una variabile della precedente e la differenza consiste che si “<em>danneggia  deliberatamente il corpo di una altra persona</em>” invece che il proprio. Spesso  i bersagli danneggiati  nella sindrome di Munchausen per procura sono i propri figli. I genitori spesso inventano segni o sintomi che i propri figli non hanno o procurano a loro sintomi e disturbi, fino ad arrivare a sottoporli a accertamenti, esami  e a volte interventi, fino ad arrivare alla morte. Si crea nella vittima una malattia vera e propria oppure si fortificano quadri  sintomatici già presenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le cause scatenanti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le persone colpite da tale patologia sono  in prevalenza persone che hanno subito traumi infantili, che possono essere sia sessuali, violenze fisiche o emotive. Spesso sono persone con disturbi di personalità e scarso senso di identità.<br />
Si ritiene che le madri affette da tale patologia non presentano quadri psichiatrici gravi, bensì  è riscontrabile un disturbo di Personalità di tipo Istrionico, Borderline,Paranoide o Narcisistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo è possibile distinguere tale sindrome da altre malattie non psichiche che possono avere sintomi simili o comuni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arrivare ad una diagnosi di Sindrome di Munchausen è una delle diagnosi più complicate anche per pediatri esperti, poiché la peculiarità dei sintomi finisce per costituire un vero rompicapo per il professionista. La diagnosi risulta assai lunga e complessa poiché i sintomi spesso confondono i pediatri e gli altri clinici indicendo ulteriori accertamenti.<br />
Possiamo sicuramente fare una differenza con il Disturbo Ipocondriaco, dove  i soggetti credono realmente di essere malati, mentre la persona affetta da Sindrome di Munchausen “<em>vuole L’attenzione</em>”, producendo segni di malattia al fine di ottenere  attenzione e cure mediche. Sono soggetti che arrivano a sottoporsi a inutili interventi chirurgici o a ingerire sostanze in modo da indurre la malattia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo si può guarire da tali disturbi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È<strong> </strong>molto difficile che soggetti affetti da tale patologia siano analizzati in psicoterapia o accettino di mettersi in discussione, così come è difficile  che accettino un trattamento psichiatrico, poiché spesso è rifiutato qualsiasi tipo di rapporto .<br />
Il trattamento sicuramente più indicato per tale persone è quello di tipo Integrato: farmacoterapia e psicoterapia, che deve coinvolgere tutti i membri della famiglia. Deve essere un intervento che coinvolga anche i pediatri e i professionisti del servizio per la tutela dei Minori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
15 dicembre 2011<br />
In <strong><em><a href="http://www.agoravox.it">Agorà Vox</a></em></strong></p>
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		<title>Tamburini: “Il tribunale non va chiuso semmai allargato”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Clandestino - con permesso di soggiorno]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della presentazione del nuovo sito del Tribunale di Modica, presentato alla stampa venerdì 28 ottobre alla presenza del Presidente del Tribunale, Dott. Giuseppe Tamburini, della Dott.ssa Lucia De Bernardin, giovane magistrato, e del Dott. Filippo Pasqualetto, il Presidente del Tribunale ha accettato di rispondere a qualche domanda sulla chiusura del tribunale di Modica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In occasione della presentazione del nuovo sito del Tribunale di Modica, presentato alla stampa venerdì 28 ottobre alla presenza del Presidente del Tribunale, Dott. Giuseppe Tamburini, della Dott.ssa Lucia De Bernardin, giovane magistrato, e del Dott. Filippo Pasqualetto, il Presidente del Tribunale ha accettato di rispondere a qualche domanda sulla chiusura del tribunale di Modica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Presidente, che ruolo svolge il tribunale all’interno della vita della città?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni città, secondo me, avrebbe bisogno di un presidio di legalità. Modica non è un paesucolo, un paese da nulla, ha circa sessantamila abitanti. Se a questi aggiungiamo tutto il circondario la popolazione arriva a circa centodieci-centoventi mila abitanti. Togliere, come vorrebbe fare questa legge delega, questo presidio di legalità per me è sbagliato. Esistono nella legge dei paletti, allorquando ad esempio è possibile ampliare il circondario o quando si tratta di un territorio ad alto tasso di criminalità, in questi casi è possibile che il tribunale permanga.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel caso del tribunale di Modica che proposte sono state fatte?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di accorpamento con il tribunale di Ragusa perché la distanza è abbastanza breve. Io spero che il tribunale di Modica continua ad esistere anche perché abbiamo un carico di lavoro veramente eccezionale. Se andiamo a sommare questo carico di lavoro a quello di Ragusa aggraveremmo ulteriormente la situazione.<br />
Bisogna inoltre considerare che noi qui avremmo un grosso edificio, ben attrezzato, all’interno del quale tutti i giudici hanno la propria stanza, i propri computer, le proprie attrezzature. Andando a Ragusa sarebbe quanto meno necessario affittare un altro locale, perché le sezioni distaccate, secondo la legge delega si dovrebbero chiudere tutte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il trasferimento del tribunale a Ragusa e la chiusura dell’edificio di Modica comporterebbe quindi un ulteriore aggravio di spesa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, ciò comporterebbe un onere finanziario notevole non tanto per il comune che anticipa le spese, quanto per lo Stato che dovrà rimborsare queste spese al comune.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarebbe possibile, come è stato proposto, allargare la circoscrizione ai paesi limitrofi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di uno dei paletti di cui parlavo prima. Se riusciamo ad ampliare il territorio del circondario del tribunale di Modica inglobando le richieste dei paesi limitrofi quali Rosolini, Noto, Pachino e Portopalo la cosa è fattibile. Però sono necessarie prima le delibere dei vari comuni, poi il Ministero deve essere d’accordo, deve valutare il bacino d’utenza (se raggiungiamo un numero di abitanti notevole che si aggira sui duecento-duecentocinquanta mila), allora il tribunale di Modica potrebbe sopravvivere, ovviamente con un aumento di organico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito di organico, quanti siete i magistrati a Modica e che risposta riuscite a dare ai cittadini in termini di giustizia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al momento siamo soltanto in dieci e a stento riusciamo a dare una risposta in termini immediati. Se si considera che qui per certe cause i rinvii non superano l’anno, basta spostarsi a Catania per trovare rinvii di quattro o cinque anni, basta andare in qualche tribunale <em>vicinione</em> per avere rinvii di gran lunga superiore. Ci sacrifichiamo, però i rinvii sono contenuti. Credo che la risposta diamo al cittadino è sicuramente migliore di quella che potremmo dare se andassimo in un tribunale con cinquecentomila abitanti e anche venti magistrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quante cause mediamente fate in un anno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Introitiamo almeno mille cause di giudice monocratico penale. Per esempio io mi occupo del settore minori e famiglia, riesco a dare una risposta al massimo in due o tre mesi. Nel tribunale di Modica una sentenza di separazione, se il caso non è particolarmente complicato, viene fuori nel giro di un anno. Lo stesso per quanto riguarda le sentenze di divorzio. Se vi sono casi particolari o attività istruttoria da svolgere i tempi si allungano, ma non superano mai i tre anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La realizzazione del nuovo sito costituisce una ulteriore risposta al Ministero per dimostrare l’efficienza del tribunale di Modica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, era in programma da anni, solo per questioni economiche non è stato possibile realizzarlo prima. Inoltre abbiamo dovuto chiedere le autorizzazioni al Ministero che ce le ha fornite tramite i colleghi della Corte d’Appello di Catania e siamo riusciti ad aprire il nuovo sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come possono i cittadini modicani darvi una mano per far sì che il tribunale resti a Modica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È tutta volontà politica, non c’è niente da fare. È solo una volontà politica. Se i politici riterranno che Modica ha bisogno di un presidio di legalità dovrebbero battersi per far rimanere il tribunale sul proprio territorio. I numeri secondo me ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Novembre 2011<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Il tribunale chiude e il sito parte</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo sito del Tribunale di Modica, consultabile all’indirizzo www.tribunalemodica.it è finalmente attivo. Esso, realizzato in collaborazione alla Società Aste giudiziarie in linea spa, rende un servizio sia ai cittadini che ai professionisti. I cittadini, infatti, possono interagire con il Tribunale consultando le aree “modulistica” e “documentazione”, all’interno delle quali sono consultabili schede semplificate contenenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il nuovo sito del Tribunale di Modica, consultabile all’indirizzo <a href="http://www.tribunalemodica.it">www.tribunalemodica.it </a>è finalmente attivo. Esso, realizzato in collaborazione alla Società Aste giudiziarie in linea spa, rende un servizio sia ai cittadini che ai professionisti.<br />
I cittadini, infatti, possono interagire con il Tribunale consultando le aree “modulistica” e “documentazione”, all’interno delle quali sono consultabili schede semplificate contenenti tutte le informazioni utili, a chi rivolgersi, i documenti da presentare, i costi ed i tempi di quegli atti che i cittadini possono compiere senza la presenza dei legali (si tratta per lo più di atti di volontaria giurisdizione).<br />
Questi possono inoltre conoscere i magistrati che operano e sapere quando ricevono.<br />
Per i professionisti, mentre è in corso la digitalizzazione degli atti giudiziari, partendo dalle notifiche online da eseguire tramite posta certificata e firma digitale, oltre ad uno snellimento del lavoro di cancelleria, si avrà anche una velocizzazione dei tempi.<br />
Spiega la Dott.ssa Bernardin, magistrato e referente informatica di Modica per la Corte d’Appello di Catania, “Mentre al momento le notifiche costituiscono circa il 12%del carico complessivo del personale di cancelleria, riuscire a snellire di oltre l’80% questo servirebbe a liberare risorse per fare altre attività”.<br />
Ma per fare ciò occorrono documenti già digitalizzati e la digitalizzazione dei fascicoli, oltre alla pec e alle firme digitali.<br />
Un processo in corso che piano piano vede la luce.<br />
Tornando al sito, il quale corrisponde ai criteri di chiarezza e trasparenza, ed è dotato di estrema semplicità, si possono distinguere diverse aree. Dalla foto del tribunale, e la sua struttura, si passa all’area della modulistica, ai servizi per i cittadini, ai servizio per i professionisti.<br />
È inoltre prevista una banca dati di sentenze ed ordinanze che confluirà nel sito della Cassazione, la quale vuole ripristinare l’area della giurisprudenza di merito, al momento carente.<br />
Accanto a questi la sezione “Suggerimenti e segnalazioni”, una finestra di dialogo nella quale chiunque può inviare suggerimenti per migliorare il sito, e il numero della Linea Amica.<br />
Il tribunale di Modica è infatti uno dei quattro uffici giudiziari d’Italia per il progetto “Linea Amica” voluto dal ministro Brunetta. “Chiunque può telefonare da tutta Italia per chiedere notizie su questioni giudiziarie” spiega il Presidente Tamburini.<br />
È in corso un progetto con la Corte di Malta, un progetto sovranazionale per migliorare la collaborazione fra i due Paesi. “Siamo i primi in Italia” afferma orgoglioso il Presidente.<br />
Possibile che, un tribunale antico ed efficiente come quello di Modica debba essere chiuso? Questa sì che sarebbe una vera ingiustizia!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Novembre 2011<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Il sonno, i sogni e i disturbi della psiche</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad ognuno di noi è capitato, più o meno spesso nella vita, di avere disturbi del sonno, insonnia, incubi ricorrenti, dormire in maniera disturbata. Le cause possono essere varie, come diversi sono i disturbi del sonno. E spesso non sappiamo proprio come fare per eliminare gli effetti devastanti che un sonno insufficiente o mal congegnato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ad ognuno di noi è capitato, più o meno spesso nella vita, di avere disturbi del sonno, insonnia, incubi ricorrenti, dormire in maniera disturbata. Le cause possono essere varie, come diversi sono i disturbi del sonno. E spesso non sappiamo proprio come fare per eliminare gli effetti devastanti che un sonno insufficiente o mal congegnato possono produrre nella nostra vita.<br />
Come è possibile tornare a dormire bene?<br />
Il dott. Gianpiero Pappagallo, psicologo ad orientamento junghiano, ha accettato di rispondere a qualche domanda sull’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono e come si manifestano i disturbi del sonno?</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Disturbi del Sonno (DS) sono classificati nel DSM IV TR, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in 4 grandi aree: 1. Disturbi Primari del Sonno (2 Gruppi: Dissonnie e Parasonnie), 2. DS correlato ad altro disturbo mentale, 3. DS Dovuto a una Condizione Medica Generale, 4. DS indotto da Sostanze. I DS hanno tutti in comune un&#8217;alterazione più o meno importante della qualita&#8217;/quantita&#8217; del Sonno, sia in senso incrementativo (Ipersonnia) sia in senso decrementativo (Insonnie). Il Sonno ha una funzione vitale, di sopravvivenza, per gli esseri viventi. Esso funge da elemento trasformativo dal punto di vista sia bio-fisiologico sia intra-psichico, esso è caratterizzato dal &#8216;ritmo&#8217;: ogni fase REM, nella quale gli occhi, coperti dalle palpebre, si muovono come se &#8216;vedessero&#8217; qualcosa, cioè i sogni (ogni 80-100 min), è introdotta o intervallata da fasi N-REM (quiete degli occhi). I &#8216;risvegli&#8217; frequenti dal sonno ne inficiano la qualità e contribuiscono a motivare uno stato patologico. Un sonno eccessivamente prolungato è parimenti indice di problematicità. Numerosi esperimenti hanno dimostrato l&#8217;alterazione della personalità in persone che presentano ricorsività di Sonni alterati. Dal punto di vista psichiatrico e psicodinamico il &#8216;dormire bene&#8217; (cioè ne&#8217; troppo, ne&#8217; troppo poco) rappresenta un elemento importante di valutazione e diagnosi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi ne è colpito ed in che modo questi disturbi influiscono sulla vita quotidiana?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Essendo la famiglia dei DS altamente variegata e consistente, si può affermare che chiunque, nel corso della propria vita, può sperimentare almeno alcuni elementi considerati indicativi di patologia dal DSM. Tuttavia, perché si faccia diagnosi di &#8216;patologia del sonno&#8217; è necessario che il disturbo si presenti con una certa ricorsività, in genere nell&#8217;arco di un mese ad episodi &#8216;critici&#8217; ravvicinati. Mi preme sottolineare che l&#8217;aspetto diagnostico, sul quale il DSM insiste, non esaurisce la problematica intra-psichica della persona che &#8216;soffre&#8217;: se è vero che un malato terminale può avere un DS, ciò non autorizza a considerare il DS stesso come qualcosa che si spiega solo attraverso la condizione strettamente bio-fisiologica del paziente. Ad esempio una persona che si approssima alla morte può sperimentare un DS con caratteristiche narrative specifiche (sogni, incubi, deliri, immagini, ecc.), queste ultime devono essere prese in carico come elementi che possono integrare ed orientare la psiche sofferente verso una migliore presa di coscienza di desideri, aspettative, ricordi, speranze, traumi ecc.<br />
I DS possono influire pesantemente sulla vita che chiamerei &#8216;diurna&#8217; più che &#8216;quotidiana&#8217;, poiché il Sonno (e il Sogno) rappresenta un evento di per sé quotidiano, mai scisso dal ritmo di vita degli esseri viventi. I DS possono rendere una persona insicura, reattiva, la possono spingere ad atti nocivi verso sé stessa o gli altri: disattenzione alla guida o nel lavoro, improvvisi cali di rendimento, discontinuità nelle relazioni affettive, alterazioni nella sfera del desiderio sessuale e del rendimento, ecc. In casi molto gravi il Sonno può irrompere inaspettatamente anche mentre una persona cammina o sta attraversando la strada (Narcolessia).<br />
Riguardo l&#8217;epidemiologia, è abbastanza frequente l&#8217;incisività dei DS man mano che le persone superano i 40 anni. Tuttavia esistono moltissimi uomini e donne che, pur essendo ottuagenari o ultraottuagenari, hanno un sonno &#8216;normale&#8217;, cioè ampiamente soddisfacente per la loro età. Particolarmente penosi sono I DS che possono affliggere i bambini, essi possono avere eziologie o aspetti i più disparati: traumi fisici e/o psichici, dispnee, incubi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che ruolo hanno i sogni all&#8217;interno del sonno?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Freud il Sogno sarebbe il &#8216;guardiano del sonno&#8217;: in effetti capita spesso di sognare, ad esempio, di urinare quando effettivamente il bisogno fisiologico è reale, in tal senso il sogno servirebbe ad evitare di interrompere un sonno salutare. Anche in questo caso, però, va sottolineato quanto la struttura della &#8217;mente&#8217; possa, e spesso riesca, a dominare sulla struttura-corpo. Secondo Jung, invece, il Sogno serve a &#8216;svegliare&#8217; la persona, egli afferma: &#8220;Chi dorme, sogna; chi sogna, si sveglia&#8221; proprio per indicare la necessità di tener conto dei propri sogni. Jung ammetteva, ai seminari che teneva a Zurigo e altrove, anche persone che non afferivano all&#8217;area-psi, poiché riteneva che chiunque dovesse imparare ad avere dimestichezza con le proprie produzioni oniriche. E&#8217; esperienza comune aver sognato la soluzione di un problema, aver avuto un&#8217;ispirazione durante un sogno, aver sperimentato vissuti positivi o negativi, aver compreso qualcosa della propria o altrui situazione, ecc. Ciò sta a significare l&#8217;alto livello di complessità del sogno rispetto alla psiche ma anche rispetto alla realtà. L&#8217;orientamento psicodinamico è ben lontano dal considerare i sogni come &#8216;prodotti della digestione&#8217; o &#8216;elementi spuri senza senso&#8217;, poiché essi hanno una struttura, un contenuto, dei rimandi che indicano lo stato psichico di una persona. Certamente chi &#8216;analizza i sogni&#8217; deve essere uno psicologo che ha lungamente analizzato prima la propria sfera onirica, è probabilmente questo il motivo di una frequente svalutazione odierna del correlato onirico: fare l&#8217;Analista dei Sogni presuppone un lungo, complesso ed economicamente costoso iter che non tutti gli Psicologi riescono ad affrontare per svariati motivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E gli incubi?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli antichi greci usavano, quando erano afflitti da una malattia o da un problema irrisolvibile, rivolgersi al dio Asclepio. Nei suoi Templi vi erano delle sale sotterranee ove gli adepti usavano dormire, &#8216;incubandosi&#8217;. Durante tale &#8216;incubazione&#8217;, Asclepio &#8216;operava&#8217; attraverso i sogni o, secondo la leggenda, effettuando veri e propri interventi chirurgici. Gli &#8216;incubati&#8217;, al risveglio, trovavano sempre un aiuto o una soluzione ai propri problemi. Attualmente l&#8217;incubo viene erroneamente considerato come un elemento &#8216;cattivo&#8217;, da espungere e dimenticare allontanandolo dalla propria vita diurna. Tuttavia sognare spesso qualcosa di particolarmente spaventoso (o sottilmente spaventoso) può indicare un problema psicologico serio che andrebbe preso adeguatamente in carico attraverso una presa di coscienza diretta di esso (se possibile) o tramite il ricorso a ad un&#8217;analista dei sogni. Non è la fuga dall&#8217;incubo (magari attraverso uno psicofarmaco) a risolvere la questione, ma l&#8217;incontro con esso sulla via comune che percorre l&#8217;essere umano nella sua vita quotidiana. Come osservava Dante nel suo viaggio ultraterreno, solamente i Morti non posseggono l&#8217;Ombra: ciò vuol dire che ogni essere umano ha il suo lato da &#8216;incubo&#8217; col quale rapportarsi poiché è autoprodotto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può parlare di &#8220;terrore nel sonno&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;insistenza del DSM sulla categorizzazione dei disturbi mentali, ha prodotto un segmento diagnostico specifico denominato &#8216;Disturbo da Terrore nel Sonno&#8217; distinto dal Disturbo da Incubi) altrimenti detto &#8216;Pavor Nocturnus&#8217;, esso è caratterizzato da risveglio notturno in crisi acuta di grida e/o pianto delle quali si può non avere memoria al risveglio. Frequente sia nei bambini sia negli adulti, il Disturbo è maggiormente ricorrente nei bambini maschi rispetto alle femmine. Per gli adulti non si nota differenza quanto al sesso di appartenenza. Il Terrore nel Sonno è sempre collegato ad un&#8217;esperienza psichica non del tutto positiva del &#8216;contenimento&#8217; affettivo del care-giver di riferimento, pertanto negli infanti va analizzata accuratamente la relazione con la madre, negli adulti quella &#8216;interiorizzata&#8217; che può prescindere da un&#8217;evidenza oggettiva ed è, comunque immodificabile quanto al vissuto obiettivo, ormai presente. Le possibilità psicoterapeutiche sono comunque notevoli poiché, se è vero che il Sogno ha provocato Terrore, esso è comunque EMERSO dal profondo, quindi è, per così dire, &#8216;pronto&#8217; per essere affrontato nelle sedi adeguate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si può porre rimedio ad un &#8220;brutto sonno&#8221;?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La stampa abbonda di &#8216;metodi&#8217; o &#8216;esercizi&#8217; per rimediare a brutti sonni o a brutti sogni: bere un bicchiere di latte o di acqua, indossare abbigliamento confortevole per la notte, pensare a qualcosa di positivo prima di addormentarsi, pregare, ecc. Tutto ciò ha una sua validità solamente se la persona non è in conflitto con una parte della propria psiche, attivata in modo abnorme da elementi intrinseci o estrinseci alla psiche stessa. Ma tale evenienza, in genere, non produrrebbe alcunché di &#8216;cattivo&#8217; nel sonno o nel sogno. Ovviamente vanno prioritariamente escluse e, quindi, indagate eventuali cause bio-fisiologiche: epilessia, dispnee, condizioni mediche specifiche, ecc. Un buon metodo è proprio quello di entrare in contatto con l&#8217;alterazione del Sonno o col Sogno alterato: parlarne, descriverlo, magari dipingerlo e, se necessario, affrontare il problema con specialisti adeguati. Il vissuto &#8216;notturno&#8217; è collegato al &#8216;diurno&#8217; esattamente come la Luna cede il passo al Sole in maniera ritmica e consolatoria. Ogni globalità ha i suoi transiti e non cessa mai di completarsi e di crescere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
2 dicembre 2011<br />
In <strong><em><a href="http://www.agoravox.it">Agorà Vox</a></em></strong></p>
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		<title>La vita per una notizia. Cronisti nel mirino delle mafie</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 21:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il clandestino su Rainews, all&#8217;interno di &#8220;L&#8217;inchiesta&#8221; a cura di Maurizio Torrealta. Servizio di Flaviano Masella. &#8220;Non va bene quello che scrivi, questo è l&#8217;ultimo avvertimento&#8221; è solo una delle minacce inviate a uno dei cronisti minacciati dalla mafia che collabora con dei quotidiani di Gela in Sicilia. L&#8217;inchiesta di Rainews da voce ai tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il clandestino su Rainews, all&#8217;interno di &#8220;L&#8217;inchiesta&#8221; a cura di Maurizio Torrealta.<br />
Servizio di Flaviano Masella.<br />
&#8220;Non va bene quello che scrivi, questo è l&#8217;ultimo avvertimento&#8221; è solo una delle minacce inviate a uno dei cronisti minacciati dalla mafia che collabora con dei quotidiani di Gela in Sicilia. L&#8217;inchiesta di Rainews da voce ai tanti giornalisti che vengono presi di mira quotidianamente per il loro lavoro di denuncia.<br />
Chi lavora in un piccolo giornale rischia sicuramente di più, specialmente nel mezzogiorno, dove le mafie sono radicate ed è inevitabile finire a cozzare con i suoi interessi.<br />
Quello dei giornalisti minacciati è un fenomeno dilagante di cui nessuno parla a parte pochi nomi noti.<br />
L&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;Unesco denuncia che l&#8217;80% dei 125 giornalisti uccisi nel mondo nel 2008-2009, non erano corrispondenti di guerra ma cronisti locali che facevano inchieste.<br />
Ma anche in Italia negli ultimi 5 anni hanno subito delle minacce ben 800 giornalisti.<br />
Ma un modo per tappare la bocca ai cronisti scomodi dei piccoli giornali avviene ormai sempre più spesso anche attraverso l&#8217;uso intimidatorio delle querele e delle cause civili.</p>
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		<title>Superare la disabilità. L’esperienza di Maria, speleologa per un giorno</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 13:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Mi sono sentita come sopra una nuvola, come in un sogno, ma era tutto vero”. Queste le parole di Maria (Angela) Boscarino, disabile modicana che da anni è costretta a convivere e a lottare contro la sua malattia.<br />
Scendere all’interno della Grotta dei Genovesi, in località Canicattini Bagni (Sr) è stata un’iniziativa del tutto particolare, eccezionale, perché Maria non è una speleologa. Ha 37 anni, si sta diplomando come geometra e da anni è affetta da sclerosi multipla, malattia che le impedisce il libero movimento. Maria non è una donna capace di starsene con le mani in mano. È volontario dell’Anffas di Modica, all’interno della quale ha trovato una vera e propria famiglia che non le fa mancare il suo affetto, ha partecipato al progetto di vigile urbano in carrozzina, progetto pilota, volto al rispetto del parcheggio dei disabili e al controllo dell’esistenza e della effettiva efficienza delle barriere architettoniche.<br />
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ha permesso a Maria di visitare la grotta di origine carsica, alla quale si può accedere solamente con l’attrezzatura da speleologo, insomma con cavi e funi, perché l’accesso è costituito da una piccola apertura di circa un metro di diametro.<br />
L&#8217;operazione è avvenuta  grazie al sistema di sicurezza messo in opera dagli speleologi dell&#8217;Organizzazione Europea dei vigili del fuoco volontari e di Protezione Civile.<br />
“È stata una bellissima esperienza – afferma Maria – Non credevo che quella grotta fosse così bella. Certo, di presenza le cose sono molto diverse che nelle foto o in televisione. La discesa, la sospensione in aria ad un’altezza di 50 metri: sono state davvero incredibili! Per noi che soffriamo, che combattiamo giorno per giorno, che dobbiamo conquistarci ogni singola cosa, una esperienza come questa ci riempie la vita”.<br />
L’entusiasmo, la felicità per le stalattiti, le stalagmiti, le colonnine di origine calcaree che Maria ha potuto vedere, sospesa nell’aria, all’interno di un posto che può essere tranquillamente definito come meraviglioso traspaiono nei suoi occhi illuminati da una luce speciale.<br />
Però subito dopo i suoi occhi, lucidi nel ricordo di un giorno speciale, tornano ad essere ricoperti da un velo di tristezza al pensiero di tornare alla vita quotidiana nella quale dei “chiedere, lottare, combattere non solo contra la malattia, ma anche contro l’indifferenza della gente, di chi ti compatisce, della scarsità di barriere architettoniche, dei diritti negati”.<br />
Spesso nella nostra società quella che deve essere combattuta è la non accettazione della disabilità da parte delle persone che preferiscono ignorare il problema girandosi dall’altra parte, da parte delle famiglie che spesso tengono i figli disabili “nascosti” nelle case, in una sorta di quarantena creata dalle menti di chi concepisce il diverso come “male”, esorcizzando in questo modo il problema, come se non esistesse.<br />
In tale scenario se le istituzioni, per incuria o semplice disattenzione, sono spesso assenti, lasciando ai privati o alle poche associazioni presenti sul territorio il carico e spesso le famiglie dei disabili o essi stessi lottano da soli, non fanno gruppo, allora i problemi diventano davvero insormontabili.<br />
E se queste iniziative, sporadiche e spesso isolate, sono il modo per far sorridere chi deve lottare con i denti ogni giorno, allora che ben vengano, anzi si moltiplichino.<br />
“Vorrei andare sulla neve, fare una scalata in montagna. Mi piacerebbe anche provare qualche sport estremo come un lancio con il paracadute” conclude Maria “Cosa abbiamo noi di diverso dagli altri?”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
1 dicembre 2011<br />
In <strong><em><a href="http://www.agoravox.it">Agorà Vox</a></em></strong></p>
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		<title>Una possibile soluzione alla crisi economica</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 10:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giunto in Sicilia per tenere la conferenza dal titolo “Economia e ambiente: si salveranno insieme?”, organizzata a Rosolini lo scorso 19 ottobre dalla Scuola di formazione all’impegno sociale e politico “Giorgio La Pira”, Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice, ha illustrato in modo semplice e con un linguaggio estremamente chiaro la teoria della decrescita felice.<br />
Per i lettori de “Il clandestino” ha accettato di rispondere a qualche domanda.<br />
<strong>Cosa è la decrescita felice?</strong><br />
È la riduzione della produzione del consumo di merci che non hanno nessuna utilità, cioè gli sprechi, e l’aumento della produzione dell’uso di beni che non vengono comprati e venduti, ma che vengono autoprodotti o scambiati nell’ambito di relazioni di comunità o d’amore.<br />
<strong>Tale visione non è in contrasto con il progresso?</strong><br />
No, anzi è una maniera di fare progresso perché per ridurre la produzione e il consumo di merci che non sono beni né utili, occorrono tecnologie più avanzate che ci consentono di avere ciò di cui si ha di bisogno consumando meno risorse, producendo meno rifiuti e creando meno inquinamento. Occorrono quindi tecnologie migliori di quelle attuali ma che abbiano uno scopo diverso da queste che hanno lo scopo di aumentare la produttività e la produzione. Queste nuove tecnologie sono volte alla riduzione dell’impronta ecologica.<br />
<strong>Possiamo dire che si può tornare ad una società che si autosovvenziona.</strong><br />
Questo è un altro aspetto del problema. Noi dovremmo cercare di uscire dai vincoli della globalizzazione e riscoprire l’importanza di comunità locali che consumano ed utilizzano le cose che sono prodotte a livello territoriale, con la minima distanza possibile fra produttori ed acquirenti.<br />
<strong>Che ripercussioni si avranno in ambito ambientale?</strong><br />
Questa teoria implica una riduzione degli sprechi e quindi dell’impatto ambientale ed una valorizzazione delle risorse ambientali. Se una comunità si nutre prevalentemente con il cibo prodotto nelle vicinanze ha tutto l’interessa a mantenere intatto l’ambiente perché la sua sopravvivenza dipende dalla qualità di questo ambiente. Se, invece, c’è una economia globalizzata, una persona che utilizza delle risorse che poi non consuma sul luogo avrà un atteggiamento di rapina, si supersfruttamento del territorio.<br />
<strong>In una Europa in cui l’Unione Europea punta sulla riduzione del deficit pubblico, mentre alcuni Paesi fra cui l’Italia puntano, al contrario, sull’aumento del debito pubblico per aumentare la crescita e lo sviluppo, che ruolo ha la teoria della decrescita felice e in che modo possiamo realizzarla?</strong><br />
Il problema che noi abbiamo oggi è l’incapacità di scegliere fra una politica finalizzata alla riduzione del debito, politica che comporta un aumento della rescissione della crisi economica, e una politica finalizzata al rilancio economico e produttivo che comporta un aumento del debito. Il problema è trovare il modo di finanziare la produzione e l’occupazione non con il debito pubblico ma con la riduzione di consumi di risorse ambientali. Se per riscaldare una casa anziché consumare venti litri di gasolio al metro quadrato l’anno se ne consumassero sette o cinque, questo comporterebbe non soltanto un risparmio di gasolio, ma anche di denaro. A sua volta il denaro risparmiato in questo modo può servire a pagare gli stipendi e i salari delle persone che lavorano per fare in modo che la casa consumi di meno. Attraverso la riduzione dell’impatto ambientale, attraverso l’aumento delle scelte nell’uso delle risorse si ricava il denaro necessario a pagare gli investimenti senza aumentare il debito pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
Novembre 2011<br />
In <strong><em>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Il Procuratore Francesco Puleio risponde alle Iene</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 13:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista di Angela Allegria e Giorgio Ruta al Procuratore di Modica, Francesco Puleio, il quale ha risposto al servizio delle Iene andato in onda mercoledì 26 ottobre 2011. Il servizio di Luigi Pelazza si può vedere su http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/255540/pelazza-errore-giudiziario.html Angela Allegria e Giorgio Ruta 8 novembre 2011 In Il clandestino con permesso di soggiorno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista di Angela Allegria e Giorgio Ruta al Procuratore di Modica, Francesco Puleio, il quale ha risposto al servizio delle Iene andato in onda mercoledì 26 ottobre 2011.<br />
Il servizio di Luigi Pelazza si può vedere su http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/255540/pelazza-errore-giudiziario.html</p>
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<p><strong>Angela Allegria e Giorgio Ruta</strong><br />
8 novembre 2011<br />
In <em><strong>Il clandestino con permesso di soggiorno</em></strong></p>
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		<title>Intervista ad Antonio Condorelli</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 18:22:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista di Angela Allegria ad Antonio Condorelli, ospite del “3 Festival del giornalismo” organizzato da “Il clandestino con permesso di soggiorno”. L’evento si è svolto a Modica dal 25 al 28 agosto 2011.</p>
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<p><strong>Angela Allegria</strong><br />
28 agosto 2011<br />
In <em><strong>Il clandestino con permesso di soggiorno</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La sindrome di Stendhal fra leggenda e scienza</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 13:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sorta di attacco di panico innanzi ad un’opera d’arte, o a un paesaggio, insomma, innanzi alla bellezza, un disturbo che alcuni, forse più sensibili, provano sulla loro pelle. Si tratta della Sindrome si Stendhal, comunemente chiamata anche sindrome del viaggiatore. Le origini vengono fatte risalire al noto scrittore francese, il quale ne fu colpito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una sorta di attacco di panico innanzi ad un’opera d’arte, o a un paesaggio, insomma, innanzi alla bellezza, un disturbo che alcuni, forse più sensibili, provano sulla loro pelle. Si tratta della Sindrome si Stendhal, comunemente chiamata anche sindrome del viaggiatore. Le origini vengono fatte risalire al noto scrittore francese, il quale ne fu colpito personalmente durante il Gran Tour del 1817 e ne descrive gli effetti in “Napoli e Firenze: un viaggio da Milano a Reggio&#8221; con queste parole:“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me era inaridita, camminavo temendo di cadere”.<br />
Ma la formulazione scientifica si deve alla psichiatra Graziella Magherini, la quale, osservando a Firenze più di cento casi, sostiene che la sindrome di Stendhal risale a prima del XIX secolo.<br />
Nel cinema come non ricordare il film di Dario Argento del 1996, “La sindrome di Stendhal”, nel quale la giovane poliziotta Anna Manni, interpretata da Asia Argento, sviene all’interno degli Uffizi, innanzi alla maestosità di un’opera d’arte.<br />
Ma non mancano neppure i riferimenti musicali, come ad esempio “L’orizzonte di K.D.” di Francesco Guccini.<br />
Un fenomeno che suscita interesse e che spesso è velato da un alone di mistero, di leggenda, quasi a volersi chiedere se tale sindrome esiste davvero oppure no.<br />
Per chiarire ogni dubbio abbiamo chiesto al Dott. Matteo Pacini, medico chirurgo, Professore a contratto di Medicina delle Dipendenze presso la Scuola di specializzazione in Psichiatria dell’Università di Pisa.<br />
<strong>Cosa è la sindrome di Stendhal e come si manifesta?</strong><br />
La sindrome di Stendhal è una descrizione che si fa risalire appunto a Stendhal di uno stato emotivo caotico, che si sviluppa durante una condizione di estrema eccitazione e compiacimento per bellezze estetiche o per esperienze da cui si hanno grandi aspettative di &#8220;rivelazione&#8221; o &#8220;illuminazione&#8221;.<br />
La sindrome inizia da prima delle crisi che poi la persona indica.<br />
Le crisi sono solo momenti di perdita del controllo paragonabili ad un attacco di panico.<br />
Poiché hanno sintomi particolari come la sensazione di fluttuazione fuori dal mondo, fuori dal corpo, in alto, di vedere se stessi, o l&#8217;amplificazione delle sensazioni, sono automaticamente collegate a ciò che in quel momento si stava facendo, cioè contemplando un&#8217;opera o assistendo ad una esibizione o guardando un paesaggio.<br />
Mi viene in mente una descrizione più &#8220;attuale&#8221;, che è contenuta in una canzone di Guccini, &#8220;L’orizzonte di K.D.&#8221;<br />
Somiglia molto alla descrizione originale di Stendhal, una crisi alla contemplazione in quel caso di un paesaggio da un ponte, seguita da uno stato di tristezza misto a stupore.<br />
<strong>Quali sono le cause scatenanti?</strong><br />
Sono manifestazioni di sindromi psichiatriche già note, infatti continuano poi anche in maniera slegata dalla contemplazione di bellezze. Possono essere l&#8217;esodio semplicemente di un disturbo bipolare. Le descrizioni somigliano molto a quelle degli stati pre-deliranti oppure delle crisi &#8220;temporali&#8221; pseudo-epilettiche che hanno questi pazienti prima di manifestare i classici sintomi della malattia.<br />
<strong>Che soggetti colpisce?</strong><br />
Persone che hanno sintomi &#8220;temporali&#8221;, cioè del lobo temporale: tendenza alla scrittura &#8220;a fiume&#8221;, sensibilità alla musica, soprattutto triste, tendenza a scrivere, immaginare e ascoltare quando si è tristi, day-dreaming, cioè sogno ad occhi aperti, sentirsi dissociati dal proprio passato e futuro, come burattini che assorbono dall&#8217;ambiente senza avere un&#8217;identità o una storia, ovviamente tutti sintomi che capitano ogni tanto e vanno via da soli a cose normali.<br />
Si dice che non colpisca gli italiani. Corrisponde a verità?<br />
Ogni territorio ha le sue descrizioni equivalenti, ovviamente l&#8217;Italiano medio è relativamente insensibile a ciò che vede ogni giorno, Stendhal si sentì male a Firenze. Gli Italiani tendono a rimanere impressionati da altre realtà, come ad esempio il deserto.<br />
<strong>Che analogie e che differenze ci sono fra la sindrome di Stendhal e le sindromi di Gerusalemme e di Parigi?</strong><br />
La sindrome di Gerusalemme così come è descritta sembra semplicemente un episodio di psicosi, con tema mistico. Non è un disturbo a parte, una crisi di delirio che inizia durante una gita in luoghi sacri. Ma le persone di solito sono predisposte in quella fase.<br />
La sindrome di Parigi sembra una versione della Stendhal. Essa colpiva turisti di altre culture, quindi era più legata al passaggio ad una cultura esotica.<br />
<strong>Come ad esempio la predilezione di Gaugin per Tahiti?</strong><br />
Nel caso di Gaugin si trattava di un gusto. Bisogna tener conto che queste sindromi sono esperienze tormentose, sgradevoli, intensamente coinvolgenti ma come un incubo.<br />
<strong>In che modo è possibile guarirne?</strong><br />
Non è una sindrome a se stante, per cui va fatto riferimento alla malattia di cui è espressione, magari la prima espressione. Diciamo che fino ad ora nessuno si presenta in ambulatorio dicendosi vittima della sindrome di Stendhal, e non è una diagnosi da manuale.<br />
<strong>Allora cosa bisogna fare quando si avvertono alcuni sintomi come ad esempio gli attacchi di panico in un luogo altamente artistico o innanzi ad un paesaggio?</strong><br />
L&#8217;attacco passa, lascia un senso di svuotamento e tristezza, oppure prelude ad uno stato di perplessità che poi si protrae nei giorni. Se la cosa protrae in questo ultimo senso è bene farsi visitare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Allegria</strong><br />
05 novembre 2011<br />
In <strong><em><a href="http://www.agoravox.it%20">Agorà Vox</a></em></strong></p>
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